BI24_FLASH_IL “MES” DELLA DISCORDIA/2. Daniele Camatel: “Usiamo tutti quei soldi per sistemare il nostro Paese…”

giuseppe conte

_Daniele Camatel
Non ci vuole davvero una scienza per comprendere che una laurea in filosofia potrebbe essere utile nella vita, perché dicono, consente di inquadrare i discorsi, anche quelli più ardui, sotto un punto di vista appunto filosofico e verosimilmente più pragmatico. Vi chiederete che cosa ha a che vedere il MES, ovverosia il ‘Meccanismo europeo salva Stati’ con la filosofia: apparentemente nulla. Chi ha un grosso debito aziendale o familiare non si affida ovviamente a un filosofo e neppure a un medico, generalmente si avvale di un ragioniere o di un laureato in economia aziendale. E allora? Ebbene, visto che chi scrive è diplomato in ragioneria e amerebbe che questi problemi venissero affrontati da esperti del settore e non da politici di cui non si conosce la cultura economica, e quindi evidentemente neppure da seppur bravissimi avvocati, allora per una volta si vorrebbe osservare la questione da un punto prettamente pragmatico e analogo alle domande che si stanno ponendo anche alcuni bravi filosofi italiani.
Ma se l’Italia ha giù versato al MES circa 70 miliardi, e dovrà versare ancora 100 di miliardi, non sarebbe meglio destinare questi denari alla pronta e immediata “messa in sicurezza” dei ponti e delle infrastrutture italiane, invece di andare ancora a versare 100 miliardi (che già siamo in difficoltà ora), per poi andare a salvare come ‘extrema ratio’ anche le banche tedesche con i nostri soldi? Forse non c’è neppure bisogno di una laurea per arrivare a chiedersi ciò: basterebbe un pò di buon senso, il buon senso che apparentemente, a oggi, è in minoranza. Sicuramente anche la maggioranza sarà in buona fede e avrà le proprie motivazioni per portare avanti una battaglia a favore del Mes e dell’Europa, ma andiamo avanti con il ragionamento: ammesso e non concesso che a gennaio passi la risoluzione del Mes e poi l’italia “sganci” (non si sa da dove si attingeranno le risorse!) altri 100 miliardi, privandosi di un “uovo” oggi, non della gallina, che ce la siamo già mangiata; la vera domanda dunque è: e poi che cosa cambia? L’Italia sarà più ricca? Sarà forse più sicura?
Ma affrontiamo invece la questione da un punto di vista semplicemente “da ragioneria”: ho un problema economico aziendale o familiare abbastanza rilevante (il debito pubblico , le Autostrade , i ponti crollano a pezzi, l’ex Ilva, L’Alitalia, la disoccupazione ecc ecc); questo problema è talmente grave che cerco di farlo risolvere ai politici, i quali oggi ci insegnano, che forse oggi è venuto il tempo di risolvere prima i problemi economici della famiglia accanto, prima ancora dei nostri, che è venuto il tempo di risolvere e versare del denaro per salvare le ditte vicino a noi invece che la nostra, magari anche quelle tedesche e francesi. Cosi però è il gioco democratico, e questo ragionamento ad oggi è ineluttabilmente in minoranza.La Democrazia mi permette almeno di DISSENTIRE verbalmente e con scritti dignitosi di chi sa già che dovrà ancora pagare, pagare, pagare!Al cittadino che la pensa come noi ci permettiamo di dire che anche noi dissentiamo, che anche noi non comprendiamo una sola delle ragioni che ci ha addotto la maggioranza politica di questo paese in questi giorni, che anche noi iniziamo a mettere in dubbio queste regole da “condominio europeo” dove noi siamo gli “uscieri” (non quelli che escono – per ora!) ma quelli che pagano e “tirano la cinghia”. E dopo, che cosa cambia?

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