BI24_FLASH_PUNTI DI… SVISTA. Aureliano Felletti: “Alcune riflessioni sulle ultime dichiarazioni rilasciate da Zingaretti…”

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_Aureliano Felletti
Finalmente qualche d’uno che sottolinea che la legislatura sta per finire (anche se già finita visto i continui litigi, mi sembrano cani e gatti! che litigano in continuo). Ce lo auguriamo tutti perché non se ne può più poiché tutto sta diventando difficile, impossibile da sostenere, tanti obblighi che schiacciano il contribuente ed il cittadino, si inventano di tutto e di più per poter rimanere incollati alla seggiola. Ce ne rendiamo conto di che cosa sta succedendo dove ci stanno portando questi nuovi “soggetti” non si accorgono assolutamente del disagio delle difficoltà che i cittadini Italiani incontrano quotidianamente, detta in modo volgare “se ne fregano dei cittadini” guardano il loro rendiconto politico non capendo che i voti se li stanno mangiando con il loro comportamento.
Mi auguro che i “ben pensanti” si sveglino di colpo, capendo che un mal governo come l’attuale in 70 anni non c’è mai stato. Si rimpiange la 1° Repubblica, si rimpiange il Senatore “Andreotti”, si rimpiangono i “Berlinguer” gli “Almirante”: allora si discuteva si creava un governo che durava una legislatura e si costruiva l’Italia Democratica ed imprenditoriale. La serietà di allora non esiste più, come non esiste più la vergogna dei nostri rappresentanti, è cosa di altri mondi. Un rimedio, non sono un profeta, ma occorre, a mio modesto avviso, ritornare sui nostri passi cercando di far riemergere l’Italia degli anni addietro, dove l’Italia era una eccellenza di manifatturieri, dove si costruivano le auto in Italia dove le aziende non pensavano di esportare le proprie capacità ‘svendendole’ all’estero o creando sedi estere per non pagare le tasse in Italia dato che gli imprenditori non credono più in questa Nazione.
Si veda la più grande azienda di Autovetture (ora) che ha cancellato Mirafiori, con tutto l’indotto, che ha cancellato l’Alfa Romeo, la Lancia, l’Autobianchi, la De Tomaso, l’Innocenti, fagocitando tutte le strutture, spostando le linee di produzione in paesi dove il costo mano d’opera è inferiore, perdendo le maestranze Italiane, perdendo un vanto della Nazione si prenda per esempio la CEAT, l’Alemagna, La Cirio, La Barilla, e varie aziende tessili passate di mano. Dove si andrà a parare non so ma, mi auguro che il buon senso e
l’intelligenza ritorni a coloro che ci governano, e che gli imprenditori (come quelli di una volta) ed i loro figli ritornino sui propri passi e rilancino il marchio Made in Italy confezionando in Italia e non confezionando in Cina o in Cambogia o in Vietnam o India e così via. Non svendiamo l’Italia per un tozzo di pane come si è fatto sino ora. Ritorniamo ad essere Italiani avere l’orgoglio degli Italiani le capacità degli Italiani e la voglia di fare, nell’interesse di tutta la nostra bella Italia.

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