BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La Cina evita la trappola del debito col credito produttivo…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
L’argomento spesso usato contro l’Iniziativa ‘Belt and Road’ (BRI) è che tale iniziativa imporrebbe un debito insostenibile a Paesi relativamente poveri, assicurando vantaggi solo alla Cina. Lo stesso argomento è stato sollevato alla conferenza “Future Investment Initiative” che si è tenuta a Riad il mese scorso, in una tavola rotonda cui hanno preso la parola anche il presidente della ‘Banca Asiatica per gli Investimenti’ nelle Infrastrutture (BAII/AIIB), Jin Liqun, e il presidente della Banca Mondiale, David Malpass, ex funzionario del Ministero del Tesoro statunitense, noto per le sue posizioni critiche verso la BRI. A quanto riferisce “Reuters”, Jin Liqun avrebbe detto che “i problemi del debito di questi Paesi poveri sono stati accumulati nel corso degli anni.
Non ritengo che sia corretto attribuirli alla Iniziativa “Belt and Road”. Lo scopo del programma, ha sottolineato alla conferenza, è quello di finanziare progetti infrastrutturali di base e migliorare la connettività e la cooperazione regionale, gettando le basi per uno sviluppo a lungo termine. Dobbiamo apprendere dalla storia, ha proseguito. “Per molti Paesi credo che la questione non sia se prendere o meno prestiti dall’estero, ma come spendere il denaro che si prende a prestito. Si può spendere bene o male”. La stessa Cina ha contratto prestiti esteri negli ultimi 40 anni, ma secondo Jin ha speso questo denaro “giudiziosamente” e quindi ha evitato problemi di ripagamento del debito. Questo`è un aspetto determinante nella scienza economica, così come sviluppata da Lyndon LaRouche: se i prestiti vengono investiti nella produzione reale (invece che nella speculazione finanziaria e altri metodi per fare soldi velocemente) la ricchezza che viene così generata sarà sufficiente a ripagare il debito.
È così che un sistema di credito produttivo ha sempre funzionato nella storia. A un incontro successivo a Washington, Jin Liqun ha spiegato che l’obiettivo della BAII/AIIB non è quello di massimizzare il profitto, ma di conseguire un profitto “ragionevole”. Quindi la banca cerca un tasso medio di rendimento del capitale del 3% (aggiustato al rischio) per i prestiti sovrani e del 7% per la finanza non sovrana. In generale, il rendimento della banca sugli investimenti è di circa il 5%, tasso “compatibile con una crescita organica” e comunque assicura ai clienti sovrani fondi a costi più bassi rispetto a quelli offerti dai mercati finanziari.
Il giornalista Wade Shepard, che scrive spesso su ‘Forbes’, ha confermato in un articolo del primo novembre che la Cina attrae i Paesi africani. “Gli interessi cinesi sono molto allineati con quelli africani quanto a urbanizzazione e sviluppo infrastrutturale. L’Iniziativa ‘Belt and Road’ cinese, con le sue migliaia di miliardi di investimenti, si concentra sulla creazione di una rete fisica adeguata di infrastrutture in tutta l’Eurasia e l’Africa, e questo significa costruire nuove linee ferroviarie, autostrade, centrali elettriche, aeroporti e telecomunicazioni di cui i Paesi africani hanno disperatamente bisogno”. L’articolo aggiunge che il contributo positivo della Cina allo sviluppo viene valutato positivamente in molti Paesi africani. Ed anche questo è significativo!

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