BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La rivolta globale contro il liberismo nel suo Stato ‘modello’, il Cile”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Quando oltre 1,2 milioni di persone hanno marciato pacificamente a Santiago del Cile, e quasi un altro milione nelle altre città del Paese, protestando contro l’ancora vigente sistema economico dei “Chicago boys” imposto al Paese dal regime di Pinochet nel 1973, i finanzieri di tutto il mondo hanno riconosciuto che non si trattava di una questione “cilena” ma di una minaccia al sistema economico globale. Per decenni è stato ripetuto ai Paesi in via di sviluppo o nell’Europa orientale che il “miracolo economico” prodotto dal liberismo in Cile era il modello di successo per tutto il mondo. Tale modello, come documentò l’EIR sul numero del 21 luglio 1995 col titolo “Un necrologio per il modello economico cileno”, era una frode genocida proveniente da Londra.
La rivolta contro il modello cileno si sta estendendo a tutte le Americhe. Proteste di massa in Ecuador all’inizio di ottobre hanno costretto il Presidente Lenin Moreno ad abbandonare il tentativo di imporre un’austerità in stile cileno. Lo stesso è accaduto in Argentina, dove il presidente neoliberista Mauricio Macri è stato sconfitto alle elezioni di domenica e sarà sostituito da una coalizione guidata da Alberto Fernandez come Presidente e l’ex Presidente Cristina Fernandez de Kirchner come suo vice. Ciò che accade attualmente in Cile è esemplare della dinamica sociale identificata da Rosa Luxembourg come un processo di sciopero di massa.
Anche se i ‘media’ internazionali si sono concentrati sulle manifestazioni violente del 17 ottobre contro l’aumento dei biglietti della metropolitana e l’aumento del 10% delle bollette elettriche, il processo avviato era di tipo diverso. Nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza e la brutale repressione contro i manifestanti in cui sono state uccise diciannove persone e migliaia sono stati arrestati, il fermento si è esteso dagli studenti alle persone di tutte le età. Nelle piazze e nei quartieri si tengono incontri informali per discutere di un sistema economico più giusto. L’entusiasmo per la possibilità di un cambiamento si è visto nella gigantesca manifestazione pacifica del 25 ottobre, dietro lo striscione “il Cile si è svegliato!”.
Il Presidente Sebastián Piñera tenta disperatamente di ristabilire la calma prima dell’11 novembre, quando arriveranno i ‘leader’ internazionali, partecipanti agli incontri preparatori dell’”Asia Pacific Economic Cooperation Forum” (APEC), seguiti dal vertice mondiale sul clima COP25 il 2 dicembre. All’inizio Piñera ha dichiarato che il governo era “in guerra” con i manifestanti. Dopo il fallimento di questa strategia, ha scritto su ‘twitter.com’: “Abbiamo capito il messaggio. Siamo cambiati tutti”, annunciando di aver chiesto ai Ministri del proprio governo di dimettersi e al Congresso di approvare un pacchetto di concessioni economiche (aumenti salariali, miglioramenti dell’assistenza sanitaria per gli anziani, riduzione delle bollette elettriche, aumento delle tasse per i ricchi, ecc).
Il sistema neoliberista britannico può arrivare a concedere questo, ma non di più. L’Economist ha annunciato lo scorso ‘week-end’ che il modello cileno può essere migliorato ma “non ha bisogno di essere reinventato”. Tuttavia, la popolazione chiede molto di più: la sostituzione della Costituzione che fu imposta sotto la dittatura di Pinochet e la “reinvenzione” dell’economia, privatizzata solo per fare il gioco degli interessi speculativi internazionali. Il mondo cambia!

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