BI24_FLASH_SENZA PELI SULLA LINGUA. Dario Angiono: “Il ‘caso’ del Gulspor: quando sono le capre a… salvare il calcio”

capra

_Dario Angiono
Che il calcio in Italia stia vivendo un momento economicamente difficile è fuori di dubbio una realtà tangibile. Il mondo dei dilettanti sta avendo una profonda crisi che pone in condizione molte società nel chiudere i battenti. Ahimè, ma a fronte di tutto ciò non mi sembra di riscontrare azioni concrete per soccorrere questo mondo meraviglioso, principalmente fatto di volontari che con molta dedizione mettono a disposizione il loro tempo per le strutture societarie, un mondo che per forza di cose nei Settori Giovanili ha dovuto negli anni riversare la propria attenzione sulla partecipazione attiva dei genitori, divenuti ormai in gran parte soggetti integranti nell’aiuto alle Società.
Il mondo si sa è un brulicare di iniziative bizzarre ed a tal proposito la Società Gulspor della città di Isparta, conosciuta come la città dei fiori, posta nella Turchia occidentale, ha venduto nel 2018, 18 promesse del Settore Giovanile per 15mila lire turche (almeno loro hanno ancora la lira), l’equivalente di circa 2200 euro con cui hanno acquistato 10 capre. Un piccolo primo passo per allestire una fattoria e che nel primo anno produrranno circa duemila litri di latte e daranno alla luce 20 piccoli. Il Gulspor è una delle Società più antiche della Turchia, la sua fondazione risale al 1954, comunque sia il Presidente ha dichiarato che dopo le spese di gestione si aspetta un profitto dalla vendita del latte e tutte le risorse saranno investite per le necessità della Società.
Il Gulspor ha venduto alcuni dei suoi giocatori più promettenti, tutto questo per il bene della Società, così quanto dichiarato dal Presidente, il quale fra l’altro ha aggiunto, udite, udite: “Abbiamo 150 calciatori fra i 7 e i 19 anni che spesso vanno a giocare nei club professionisti, senza che noi ne ricaviamo nulla, non chiediamo niente per aprire le nostre porte ai bambini, che sono il futuro di questo sport e che cediamo ai club professionisti: fino ad oggi per questo lavoro non abbiamo ricevuto un centesimo. Con la fattoria avremo più entrate costanti nel tempo. Abbiamo agito nell’interesse della Società”.
Ma l’aspetto più interessante delle sue dichiarazioni è nello sfogo del voler giustificare l’acquisto delle capre alla mancanza di investimenti governativi e la carenza si sponsor per le squadre che partecipano ai campionati delle serie inferiori. Potremmo associare benissimo questo ultimo grido di allarme con quanto sta avvenendo in Italia. La vedo molto dura assistere ad un’impennata di allevamenti caprini in soccorso alle casse sempre più misere di molte Società, di certo visto lo stato di molte strutture se ci pascolano alcune caprette, forse sarebbero anche di aiuto nel rinvigorire la misera erba, ma non essendo un botanico non assicuro la riuscita dell’esperimento, inoltre l’iter burocratico manderebbe in fumo ogni pur futile idea. Peccato, perché semmai ci fosse la riapertura delle case chiuse, si potrebbe affermare con assoluta solerzia: “abbiamo salvato la Società avendo mandato tutti a puttane”.
Comunque sia l’iniziativa Turca per quanto bizzarra, mette alla luce le analogie degli aspetti difficili nella gestione che ormai anno dopo anno molti Presidenti incontrano, la difficoltà nel far quadrare i conti e che molte volte portano alla chiusura della Società stessa. Sarà singolare ma non posso che sorridere se associo la conosciuta espressione più volte urlata in televisione da Sgarbi: “CAPRE, CAPRE, CAPRE”, non tanto all’iniziativa del Presidente del Gulspor, ma alla NON capacità di raccogliere il grido di allarme che arriva dal mondo dilettantistico. Se un giorno vedremo le capre pascolare al Vittorio Pozzo solo allora capiremo che è giunta la fine. Però se non ricordo male un tempo in Viale Macallè vi era un passeggiare di…forse faccio confusione. MAH…!

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