BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Le banche, in preda al panico, intravedono la punta dell’iceberg…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Quando la ‘Federal Reserve’ sostiene di essere in controllo dei tassi d’interesse, viene in mente l’espressione “SNAFU”, resa famosa, ormai anticamente, dal famisissimo regista Frank Capra nel 1942: “Situation Normal, All Fucked Up” (Situazione normale, tutto ‘incasinato’). Essa è infatti una buona descrizione del fatto che la ‘Fed’ non controlla affatto il tasso d’interesse, che è invece dettato dall’attuale crisi di liquidità su mercati monetari. Di solito i “Fed rate” determinano il costo del denaro sul mercato “repo”, che è quello nel quale banche si riforniscono di liquidità a breve termine (24 o 48 ore) in cambio di collaterale. Ma il 16 settembre il tasso “repo” è schizzato al 10%. È stato allora che la Fed è intervenuta con una tempestiva iniezione di liquidità, ripetendola ogni giorno successivo e aumentandola prima a 75, poi a 100 miliardi.
Se la Fed interrompesse queste iniezioni quotidiane di liquidità si avrebbe la paralisi, come nel 2008. Gli esperti si dividono sulla natura della crisi, sostenendo principalmente due opinioni: a) si è verificato un rischio di controparte; b) v’è un rischio di collaterale. Un rischio di controparte significa che una o più banche sono talmente malmesse che prestar loro del denaro è un rischio insostenibile. Rischio di collaterale significa che il collaterale offerto dalle banche per i prestiti “overnight” non è più accettabile. In verità, ciò che ha generato il panico sui mercati potrebbe essere una combinazione dei due fattori. La ‘Fed’ presta denaro a brevissima scadenza ai cosiddetti ‘primary dealer’ solo in cambio di titoli di stato o garantiti dallo Stato, mentre le transazioni “overnight” tra le banche stesse avvengono sulla base di ‘asset’ di vario tipo, molti dei quali sono come la spazzatura, se non peggio (vedi il caso della Metro Bank britannica, fallita dopo che, nel gennaio scorso, aveva annunciato di aver falsificato il valore degli attivi di bilancio).
Quando fiutano l’insolvenza – se non delle altre banche, dei loro grandi clienti – gli istituti finanziari si rifiutano di concedere liquidità. Essi sentono chiaramente l’avvicinarsi del crollo dell’immensa bolla del debito delle imprese, la cui parte denominata “spazzatura” ammonta a 3,5 mila miliardi di dollari, e delle sue cartolarizzazioni vaganti nella “bolla omnibus” assieme a quelle dei prestiti al consumo (auto), delle carte di credito e dei crediti studenteschi. Un settore “corporate” super-indebitato è quello del petrolio e del gas. Come riferisce la rassegna trimestrale della ‘Federal Reserve’ di Dallas, l’attività estrattiva del petrolio e del gas di scisto nel Sudovest e nell’Ovest si è contratta del 7% dal primo al secondo trimestre e i costi sono comunque aumentati del 5,6%.
Somministrare droga a un tossicodipendente non risolve il problema, che si chiama bancarotta del sistema finanziario. Banchieri come Mark Carney, governatore della ‘Bank of England’, lo sanno bene; è per questo che si adoperano alacremente per lanciare una nuova mega-bolla, la cosiddetta “Finanza Verde”. Questa porterà più austerità per la popolazione e la distruzione dell’industria europea. La soluzione non è rifinanziare la bolla con un’altra bolla ma farla scoppiare dopo aver messo in protezione la parte commerciale del sistema bancario. È questo lo scopo della riforma di separazione bancaria detta “Glass-Steagall”. Chiudiamo ‘Wall Street’ e la ‘City’ di Londra, usava dire Lyndon LaRouche. Il suo consiglio dovrebbe essere seguito davvero prima che sia troppo tardi.

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