BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Le elezioni israeliane, l’ultima battaglia di Netanyahu”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Il 17 settembre gli israeliani hanno votato per la seconda volta quest’anno, ma la situazione di ‘stallo’ che si era verificata dopo il voto del 9 aprile potrebbe ripetersi. Quasi tutti gli osservatori ritengono che l’unico modo per evitare un terzo ricorso alle urne è che il Premier uscente Benjamin Netanyahu si dimetta da capo del partito Likud per consentire un governo di unità nazionale col partito Bianco-Blu (dai colori della bandiera) del generale (in congedo) Benny Gantz e forse un terzo partito. Anche se Netanyahu continua a fare lo spavaldo e nessuno nel Likud ha avuto finora il coraggio di disarcionarlo, il sistema giudiziario israeliano potrebbe riuscire dove è fallito il sistema politico. Il 2 ottobre un collegio di giudici terrà un’udienza su raccomandazione del Ministro della Giustizia per decidere se Netanyahu debba essere incriminato per corruzione.
Se incriminato, sarà costretto a dimettersi; se condannato, la sua carriera politica sarà finita. Dopo una campagna caratterizzata da attacchi razzisti contro la popolazione araba israeliana che costituisce il 20% dell’elettorato e contro la comunità ebraica etiope, il Likud ha visto ridurre i propri seggi da 35 a 31 sui 120 della Knesset. Il Partito Bianco-Blu ha superato il Likud ottenendo 33 seggi. La lista unita dei partiti a maggioranza araba ha ottenuto una vittoria senza precedenti con 13 mandati, diventando il terzo partito. I principali alleati di Netanyahu, il partito di destra ultra-ortodossi, Shas e quello del Giudaismo Torah Unito hanno ottenuto rispettivamente 9 e 8 mentre quello di estrema destra Yamina 7 seggi.
I potenziali alleati di Bianco-Blu, i laburisti di sinistra e il Campo Democratico, hanno ottenuto rispettivamente 6 e 5 seggi. Yisrael Beytenu, che rappresenta la comunità russa, ha ottenuto 8 seggi, ma il suo leader, Avigdor Lieberman, ha dichiarato che farà parte solo di un governo di unità nazionale che includa il Likud e Bianco-Blu, ma non altri partiti religiosi. Gantz ha detto che farà parte di un governo di unità nazionale col Likud ma non se Netanyahu sarà incriminato. Dato che, senza il sostegno di Liberman, non è possibile né un governo di centro-destra guidato dal Likud, né un governo di centro-sinistra guidato da Bianco-Blu, restano solo due opzioni: imporre le dimissioni di Netanyahu o andare a elezioni per la terza volta.
Mentre scriviamo, il Presidente israeliano Reuvin Rivlin deve ancora decidere a chi dare il mandato. Chiunque sia, avrà 42 giorni per formare un governo. Se fallirà, il Presidente potrà scegliere qualcun altro o indire nuove elezioni. Che cosa significa un governo di unità nazionale per il processo di pace? La risposta è – tanto per cambiare! – nelle mani di Donald Trump e del suo piano di pace, che dovrebbe essere reso noto non appena fosse formato un governo israeliano. E sempre che a sua volta il governo statunitense non subisca le minacce violentemente “democratiche” tipiche degli USA e della loro ‘falsa democrazia’!

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