BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Lotta al coltello in Svezia sull’aumento della cooperazione con la Cina”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
La Svezia ha avviato da tempo importanti e significative linee di cooperazione industriale con la Cina, se si considera che l’intera industria automobilistica, Volvo e Saab (ora NEVS), batte addirittura, ora, bandiera cinese! Nei prossimi mesi il governo dovrà pubblicare le nuove linee strategiche, su cui è in corso un’intensa battaglia. Si sta decidendo se espandere la cooperazione aderendo alla Iniziativa “Belt & Road” (BRI) cui hanno già aderito oltre 100 Paesi! Lo ‘Schiller Institute’ è in prima linea in questa battaglia. A settembre, a seguito di una conferenza dello ‘Schiller institute’ tenutasi il 28 maggio 2018 a Stoccolma, è sorta un’associazione, denominata “Belt & Road Institute Sweden” (BRIX), che si propone di informare gli svedesi sulla BRI e promuovere gli scambi commerciali con la Cina, in particolare con le PMI.
L’associazione ha organizzato numerosi seminari, prodotto studi citati internazionalmente e articoli pubblicati da periodici di settore, oltre all’attività sui social media. Nel maggio 2019 ha organizzato un importante seminario a Stoccolma cui hanno partecipato imprenditori e diplomatici e a cui hanno preso la parola gli ambasciatori di Cina, Portogallo e Pakistan. Il 17 agosto la radio pubblica svedese ha finalmente rotto il silenzio sulla BRIX (e lo ‘Schiller Institute’), ma l’ha fatto con un attacco in stile Inquisizione contro la cooperazione con la Cina. Il programma ha accusato un membro del consiglio direttivo
del BRIX, una cittadina svedese di origine cinese e consigliere comunale, di lavorare in modo proditorio con il Partito Comunista Cinese (CCP), e la sua sezione “Fronte Unito”.
La diffamazione è stata ripresa da numerosi media. Non è stata fornita alcuna prova per questa accusa, ma il programma si è limitato a dire che la signora in questione era di origine cinese e era impegnata in numerose attività per promuovere gli scambi tra i due Paesi. Queste bordate… “razziste” rientrano in una campagna più ampia del mondo occidentale che accusa dipendenti, scienziati e studenti cinesi attivi all’estero di essere potenziali spie dei servizi di ‘intelligence’ di Pechino. In questo contesto, si sostiene che la Legge Nazionale Cinese di ‘intellegence’ del 2017 contenga l’obbligo per i cittadini cinesi di sostenere l’attività di spionaggio nazionale. Di contro, lo studio legale svedese Mannheimer Swartling ha pubblicato una dura dichiarazione che confuta tale interpretazione.
E’ indicativo che le persone presentate alla radio pubblica svedese come “esperti” facciano parte di una rete internazionale geopolitica di centri studi e giornalisti ostili alla Cina. Una di loro è Mareike Ohlberg, analista del noto centro studi anti-cinese MERICS (Mercator Institute for China Studies) a Berlino. Un’altra è la docente Anne-Marie Brady della University of Canterbury a Christchurch, in Nuova Zelanda, del Woodrow Wilson Center a Washington DC e dell’Università di Nottingham nel Regno Unito. La terza esperta citata è l’attivista di Falun Gong Manyan Ng. Questi sono i soggetti più significativi.

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