BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Il Governo siriano si muove per riprendere il nord-ovest del Paese”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Il governo siriano, sostenuto dalla Russia, si muove lentamente ma decisamente per riconquistare il controllo del territorio nella parte nord-occidentale del Paese (le province di Hama e Aleppo). La lentezza è dovuta agli interventi turco e americano, compiuti col pretesto di mantenere la calma nelle zone del cessate il fuoco e di proteggere la popolazione. Alcune di queste zone sono state create nell’ambito del processo di Astana, sostenuto da Russia, Turchia e Iran, ma in posti come Idlib non sono controllate da pacifici cittadini, bensì dagli irriducibili di Al Nusra e ISIS, che continuano a lanciare attacchi contro le Forze Armate siriane e contro i civili, oltre che alle basi russe. Le truppe turche sono state piazzate nei posti di blocco e di osservazione lungo le linee che separano questi gruppi dalle forze siriane.
Il 21 agosto l’esercito siriano ha completato la liberazione di Khan Sheikhoun. Un numero indeterminato di terroristi è stato accerchiato in diversi villaggi, lungo il confine Idlib-Hama come pure nel punto di osservazione turco a Morek, a circa 12 km a Sud-Est di Khan Sheikhoun. Per uscire dalla tenaglia, le forze armate turche hanno dovuto coordinarsi con i russi. Il 22 agosto l’agenzia ufficiale siriana SANA ha riferito che le truppe siriane stavano conducendo altre operazioni contro i jihadisti nei villaggi della sacca. E’ stato aperto un corridoio umanitario per assicurare la partenza dei cittadini dalle province di Hama e Idlib. Secondo SANA, a chi parte saranno assicurati un rifugio, cibo e assistenza medica. Vi sono ancora vaste aree controllate dai terroristi, ma questi non possono essere attaccati in forze per evitare una crisi umanitaria che verrebbe usata contro i governi siriano e russo. Il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu ha detto ai giornalisti l’8 settembre che la Russia ha assicurato che l’esercito siriano non prenderà di mira i punti di osservazione turchi.
I ‘leader’ e i ‘media’ turchi hanno protestato a voce alta contro la liberazione di Khan Sheikhoun, sostenendo che essa mette a repentaglio il successo del processo di Astana. Ma le proteste si sono presto affievolite e gli inviati turchi si sono di nuovo ritrovati al tavolo con i colleghi russi e iraniani. Sempre l’8 settembre, Cavusoglu e il collega iraniano Mohammed Jawad Zarif hanno discusso della commissione costituzionale siriana come parte del processo di Astana. La Turchia è caduta nella trappola tesa da essa stessa in Siria, perché anni di sostegno agli jihadisti hanno creato un esercito di gruppi ben addestrati al di là del confine.
Ankara non può farli entrare in Turchia e non vuole eliminarli perché li considera ancora una merce di scambio. L’unica soluzione ragionevole è però quella di permettere alle forze armate siriane di riconquistare la sovranità sull’intero territorio e poi proteggere congiuntamente i confini di entrambi i Paesi. Quanto ai terroristi, si dovrà differenziare tra chi non si pente di aver compiuto gravi delitti e chi, militanti e civili, sono stati costretti a prendere le armi contro il proprio governo. Questi ultimi dovrebbero godere degli stessi benefici e sconti di pena concessi ad altri a Homs, Aleppo e Ghouta Est, vicino a Damasco. Nel frattempo i piani per la ricostruzione ri-saltano in primo piano.

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