BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Ecco il ‘tema’ che definisce oggi i rapporti internazionali…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Il tema delicato e complesso dei rapporti sino-americani è di preminente importanza nella situazione strategica odierna. Sul fronte commerciale, il primo settembre Washington ha imposto una nuova serie di dazi su oltre 360 miliardi di dollari in prodotti cinesi e Pechino lo ha fatto su 110 miliardi di esportazioni americane in Cina. Ciononostante, dopo discussioni costruttive tra i negoziatori, le due parti hanno accettato di tenere a Washington un nuovo ‘round’ di colloqui all’inizio di ottobre. Oltre allo stop-and-go di questi colloqui, sono cresciute le tensioni strategiche.
La vendita di armi statunitensi a Taiwan, lo scontro sul Mar della Cina Meridionale, le accuse di violazioni dei diritti umani in Cina e le sanzioni contro Huawei per il presunto
ciber-spionaggio esacerbano i rapporti tra le due nazioni. Il punto più delicato, tuttavia, è costituito dal sostegno delle istituzioni di Washington (e di altre capitali) alle proteste violente a Hong Kong, che non si affievoliscono in quanto a intensità. Mentre i ‘media’ e le forze politiche occidentali mettono a fuoco le rivendicazioni di maggior libertà e democrazia, è indubbio che questo sia il classico caso di “rivoluzione colorata” con lo scopo di provocare un “cambiamento di regime” a Pechino. I metodi usati sono gli stessi del golpe a Kiev, come ha rilevato Helga Zepp-LaRouche il 3 settembre in una discussione.
Benché all’inizio molti partecipanti alle proteste si rivolgessero contro la legge sull’estradizione o rivendicassero migliori condizioni di vita, tali rivendicazioni sono diventate “in un certo senso irrilevanti”, ha dichiarato Zepp-LaRouche, poiché tipicamente, una volta partita la protesta, sono immediatamente orchestrate delle provocazioni per dirottarla. La cosa viene subito messa in risalto sui media internazionali e scatta il classico copione di Gene Sharp. “Ciò è accaduto spesso nelle altre rivoluzioni colorate”. Nel caso di Hong Kong, il ‘National Endowment for Democracy’, che è finanziato dal Congresso, ha apertamente ammesso di aver speso 1,7 milioni di dollari per addestrare i provocatori. Il fatto che molti attivisti violenti abbiano iniziato a sventolare la bandiera britannica o americana e a cantare l’inno nazionale americano denota la presenza di un classico
elemento del copione di Sharp.
Perciò, non confondiamoci: questo è il tentativo di una rivoluzione colorata, ha incalzato Helga Zepp-LaRouche, il cui scopo è il cambiamento di regime. Le autorità cinesi sono ben consapevoli di questo copione e hanno indicato in termini inequivocabili che non permetteranno alla violenza di espandersi sul continente. La rete televisiva CGTN ha pubblicato un video di nove minuti intitolato “Chi è dietro le proteste di Hong Kong, nel quale si sostiene che migliaia di agenti britannici e statunitensi operino liberamente a Hong
Kong, tanto che la città si è guadagnata il soprannome di “Divisione asiatica della CIA”.
Per coloro che nutrono ancora dei dubbi, il ‘tycoon’ di Hong Kong Jimmy Lai, che appoggia i rivoltosi e ha stretti legami negli Stati Uniti e nel Regno Unito, ha fatto capire molto bene in un’intervista per ‘Fox Business News’ il 6 settembre che obiettivo della protesta è stato (ed ancora purtroppo è!) espandersi in tutta la Cina e rovesciare il Presidente Xi. E’ molto triste che l’Occidente non si renda conto di quel che probabilmente potrà accadere se si tenterà irrazionalmente di abbattere il regime che, di per sé, sta ‘cambiando’ significativamente! Aiutiamo i cinesi e ‘blocchiamo’ americani e soprattutto inglesi!

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