BI24_FLASH_DA COMMUNITY SCHOOL. Educazione non formale: da settembre attività didattiche per 7.900 bambini biellesi

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(c.s.) La chiamano educazione non formale, comprende tutto quello che bambini e ragazzi imparano senza aver necessariamente bisogno di libri e verifiche stando seduti ai loro banchi e usando le loro mani in attività diverse che non sia tenere in mano penna o matita. E una cosa è certa: le scuole e le famiglie ne sentono il bisogno.
Lo testimoniano i primi mesi del progetto Community School, selezionato da Con i bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, quelli dedicati soprattutto alla preparazione delle attività in vista di settembre. Nato su stimolo della Cooperativa Sociale Tantintenti, ente capofila, ha preparato un calendario di 496 laboratori con 15 attività differenti, messo a disposizione degli otto istituti comprensivi del Biellese, partner del progetto. A oggi sono 7900 i partecipanti già previsti, grazie alle prenotazioni ricevute ad un ritmo che permette di guardare con fiducia al raggiungimento del traguardo dei diecimila bambini coinvolti in questo primo ciclo di proposte.
Tante attività diverse hanno bisogno di parlare con una voce sola e con un metodo educativo univoco. Per questo il progetto si è strutturato con un tavolo di cabina di regia, che fornisce le linee di indirizzo e convalida il metodo educativo, e un tavolo metodologico, che ha elaborato e sintetizzato un modello che offra una cornice per contenere e promuovere le attività di Community School. Assolve alla stessa necessità il programma di formazione, suddiviso in più cicli e più livelli, che coinvolge operatori sociali, animatori, educatori del territorio per diffondere e rendere applicabile una metodologia uniforme.
I laboratori destinati alle scuole si aggiungono, arricchendolo, al cartellone di Muse alla Lavagna, la serie di attività rivolte a bambini e ragazzi proposto e coordinato da anni dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Attraverso questo canale, sono stati gli istituti stessi a chiedere la disponibilità per ottenerne uno nella loro sede.
Sono 14 le attività strutturate e continuative nel biennio del progetto, tra queste cu sono servizi offerti ci sono invece i Mic (sigla che significa “Montessori Inspired Camp”), campus estivi residenziali in cui i bambini in povertà educativa e quelli che frequentano gli istituti partner del progetto hanno partecipato a una settimana di attività fuori dall’ambiente scolastico. Le prenotazioni riguardano attività legate al metodo di studio, allo studiare divertendosi e al passaggio dal segno alla scrittura. Questi servizi sono stati presentati direttamente alle scuole in un incontro alla Fondazione Cassa di Risparmio.
Lo scopo principale di Community School è affiancare scuole e famiglie nell’educazione, aiutando i ragazzi a rinforzare le fragilità causate dalla povertà educativa o dalle discriminazioni sociali. Le famiglie coinvolte diventano alleate in questa sfida e, insieme, si costruisce un modello socio-educativo basato sulle risorse di tutti i partner per favorire una connessione con l’intera comunità educante, perché la risposta alla domanda “dove mi immagino tra dieci anni?” contempli nelle sue risposte il restare nel Biellese.
È un obiettivo che si è cercato di perseguire nelle prime attività proposte, dagli incontri con gli educatori Danilo Casertano e Federica Buglioni e i laboratori realizzati all’Oasi Zegna, legati alla mostra “Padre e figlio” sulla vita e le opere di Ettore e Michelangelo Pistoletto. Attività che, da settembre in poi, sono destinate a moltiplicarsi negli ambiti più disparati, con il sostegno di partner come Unione Industriale, Cna, aziende e associazioni sparse sul territorio e su ambiti differenti.

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