BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Jesse Owens, fu snobbato più da Roosevelt che da Hitler…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Sono rimasto letteralmente senza parole nel subìre il bombardamento propagandistico dei ‘media’ (televisione e carta stampata) in occasione della notizia banaluccia della vendita a prezzo stratosferico di una delle medaglie d’oro vinte dall’atleta americano Jesse Owens alle Olimpiadi del 1936 svoltesi a Berlino. Si è infatti ancora una volta rinnovata, senza ritegno alcuno, la menzogna propagandistica relativa alla famosa reazione di Hitler che, presente in tribuna d’onore allo stadio, all’atto della vittoria di Owens nel salto in lungo con la sconfitta del saltatore tedesco Luz Long, si sarebbe infuriato ed avrebbe abbandonato lo stadio per non rischiare di dover stringere la mano al vincitore della gara.
E la mia incredulità è senza limiti atteso che sono ben 43 anni che tutto il mondo sa che si tratta di una incredibile bugia, così come ha raccontato Jesse Owens in prima persona. Nel 1970, infatti, è stato pubblicata l’autobiografia dell’atleta dal titolo “The Jesse Owens story”. Sul punto l’autore, stanco di essere ‘usato’ stoltamente e vergognosamente dalla propaganda dei vincitori, scrive: “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto”.
Owens, con grande onestà, ha voluto scrollarsi di dosso la menzogna incredibile che ha fatto il giro del pianeta, conquistando spazi su tutte le televisioni e su tutti i giornali del globo. Ma non basta ancora, perché la notizia più incredibile l’ha raccontata lo stesso Owens. Wikipedia, infatti, dopo avere riportato fra virgolette il brano del libro dell’atleta di colore, precisa un aspetto della vicenda che è letteralmente paradossale e che ovviamente quasi nessuno si è permesso di pubblicizzare in quanto intacca il prestigio storico del vezzeggiatissimo Presidente degli Stati Uniti dell’epoca. Ecco cosa scrive: “Per ironia della sorte, fu il presidente statunitense, Franklin D. Roosevelt, in quel periodo impegnato in un’elezione, e preoccupato della reazione degli stati del sud, a cancellare un appuntamento con il pluriolimpionico alla Casa Bianca. Owens fece notare in seguito che fu Roosevelt, e non Hitler, a snobbarlo”.
Come è noto, il partito democratico degli stati del sud era dichiaratamente razzista e dunque Roosevelt, accettandone i voti, temeva che potesse essere negativo, alla vigilia della competizione elettorale, mostrarsi a fianco di un atleta di colore! Questa, dunque, è la verità storica che gli organi di informazione – o (dis)informazione? – hanno il dovere di offrire all’attenzione dei lettori ed in particolari dei giovani. Malgrado sia pubblica la bugìa, malgrado sia leggibile, come detto, su Wikipedia, la Rai, le televisioni private ed i giornali continuano, dolo e con evidente atteggiamento di supina e vigliacca disponibilità a prostrarsi di fronte alle esigenze della della propaganda, ad ingannare milioni di giovani somministrando in dosi massicce una menzogna che l’interessato, in prima persona, ha smentito quasi mezzo secolo fa!
Vi è onestà intellettuale in questo atteggiamento? E’ paradossale: Hitler non ha bisogno di menzogne per essere attaccato, essendo più che sufficiente la verità. Chi sente il bisogno di raccontare bugìe incredibili, quasi lascia intendere che vi sia bisogno della menzogna per convincere gli abitanti del pianeta che Hitler fu uno statista legato ai crimini di guerra. Ora, invece, a me pare che sia maturo il tempo che i ‘media’, per scusarsi con il mondo intero per essere stati servi della propaganda anglo-americana – debbono trovare il coraggioso di dire ai ragazzi la verità: cominciando proprio da Jesse Owens, per ricordare che, fra i due capi di stato, nel 1936 il più razzista fu Roosevelt e non Hitler!

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