BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Una pericolosa ‘provocazione’ può impedire il dialogo con l’Iran…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
I recentissimi attacchi a due petroliere nel Golfo di Oman vicino allo stretto di Hormuz il 13 giugno, seguìti dagli attacchi contro quattro petroliere il 14 maggio, portano le impronte di una vera e propria ‘provocazione militare’ e di ‘intelligence’ destinata a provocare una crisi e dare la colpa all’Iran. Forze navali britanniche (guarda caso!), americane, saudite e degli emirati sono state ampiamente dispiegate nell’area e sono capaci di mettere in scena una provocazione simile contro la Repubblica Islamica, che è stata privata, significativamente, delle vendite di petrolio. I ‘leader iraniani e la Guardia Rivoluzionaria hanno minacciato che, in caso di embargo totale delle esportazioni di petrolio, a nessun altro verrà concesso di esportare petrolio dalla regione.
Questa viene citata da ambienti neo-conservatori come una dichiarazione di intenti di attaccare le petroliere di altri Paesi. Tuttavia, sembra che il Presidente Donald Trump, fino a pochi minuti prima degli attacchi, avesse in mente qualcosa di assolutamente diverso da una campagna militare si vera e propria ‘guerra’! In effetti, il suo alleato, il Premier giapponese Shinzo Abe, che aveva giocato a golf con Trump solo una settimana prima, si stava preparando proprio quella mattina del 13 giugno in cui si sono verificati gli attacchi a due petroliere, una delle quali giapponese, a incontrare la Guida Suprema iraniana Ayatollah Khamenei a Teheran per portargli un messaggio conciliatorio da Trump! Il tempismo degli attacchi indica chiaramente che si trattava di una provocazione, tipicamente ‘britannica’ come metodo.e come modalità!
Nel giro di poche ore, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha tenuto una conferenza per la stampa per affermare che è “valutazione del governo americano” che l’Iran sia responsabile degli attacchi! Questo, significativamente, prima che venisse condotta un’inchiesta e mentre i marinai delle navi erano appena stati evacuati dalle petroliere. Il funzionario e veterano di ‘intelligence’, il colonnello in congedo Pat Lang, ha risposto a questa affermazione nel suo ‘blog’ “Sic Semper Tyrannis” col titolo “Una valutazione del governo americano, non una valutazione di intelligence”. Dopo l’imbroglio della “valutazione del governo” sul presunto attacco chimico dell’esercito siriano a Ghuta nel 2013, si chiede “quante agenzie della comunità di ‘intelligence’ americana” abbiano contribuito a tale giudizio.
In effetti, così come non aveva alcun senso che il Presidente siriano Assad colpisse “col gas donne e bambini” a Ghuta mentre il mondo stava a guardare, anche Teheran non ha alcun interesse nel dimostrare al mondo (attaccando delle petroliere) che i neo-conservatori, Israele e i sauditi avevano ragione con le loro accuse sulla natura bellicosa e terrorista dell’Iran. Sono sostanzialmente tutte ‘idiozie’ che nascondono qualcosa di serio, come ha ritenuto di dimostrare, all’ultimo momento, il Presidente Trump. Ma l’intervento di Pompeo e degli altri si proponeva di impedire colloqui, almeno per ora. Prima dell’annuncio di Pompeo, il Presidente Trump aveva pubblicato un ‘tweet’ di apprezzamento degli sforzi di Abe, ma dopo l’intervento di Pompeo ha scritto “personalmente ritengo che sia troppo presto per pensare a un accordo”.
Il giorno dopo, tuttavia, ha commentato che è pronto a parlare con i ‘leaders’ iraniani quando anch’essi saranno pronti per fare altrettanto. Il messaggio di Abe da parte di Trump era che non è interessato a un cambio di regime e cerca addirittura il dialogo. Khamenei, tuttavia, purtroppo si è rifiutato di negoziare, così come Teheran ha respinto precedenti offerte di dialogo sotto la minaccia di una guerra economica o guerra militare. I ‘leaders’ iraniani sostengono che non abbia alcun senso negoziare fino a quando sarà ripristinato l’accordo P5+1 e saranno abolite le nuove sanzioni imposte dall’Amministrazione di Trump.
A questo punto, le tensioni nell’area sono così alte che potrebbe addirittura scatenarsi la guerra per un errore di calcolo. Si siamo già andati molto, molto vicini! Chiunque sia responsabile degli attacchi ha un obiettivo differente dalla pace e dalla stabilità: quello di spingere Trump verso un disastroso conflitto che metterebbe in fiamme tutta la regione. Cerchiamo di fermarli, stando psicologicamente vicini al presidente Trump!

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