BI24_FLASH_IL MONDO VISTO DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Trump e il suo rapporto… non molto speciale con i britannici”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Anche noi Biellesi. Valsesiani e Vercellesi siamo interessati a sapere se è sempre valido (e per noi è validissimo!) il vecchio detto ‘storico se “Dio stramaledica gli inglesi!”. Il Presidente Trump che chiede un’inchiesta approfondita sugli istigatori del tentato golpe contro di lui, aumenta significativamente l’attenzione sul ruolo, sempre e costantemente ‘delittuoso’, dei britannici nel lanciare il ‘Russiagate’.
In questo contesto, non sorprende, dunque, che sia stato intrapreso un immane sforzo di relazioni pubbliche, a cominciare proprio dalla Regina d’Inghilterra, per convincere il Presidente americano che il cosiddetto “rapporto speciale” tra Stati Uniti e Regno Unito sia ancora… molto forte! Proprio questo spiega lo ‘sfarzo’, la ‘pompa’ e il clima di circostanza che hanno caratterizzato la visita di Trump a Londra la scorsa settimana.
Ma non bisogna farsi trarre in inganno dai commenti dello stesso Trump, che ha lodato il “legame unico” (!) tra l’America e la Gran Bretagna. Mentre esprimeva ammirazione per la Regina e rispondeva con cautela a una lunga lezione del principe Carlo sul “riscaldamento globale”, la sua concentrazione sul ruolo britannico nel tentato ‘golpe’ continuava a provocare grande e visibilissimo nervosismo a Londra.
L’8 maggio Trump ha pubblicato un ‘tweet’ sull’ex agente dell’MI6 che ha compilato l’ormai infame ‘’dossier” anti-Trump: “Questa spia britannica, Christopher Steele, ha tentato in tutti i modi di rendere pubblico il suo falso e vigliacco ‘dossier’ prima delle elezioni. Come mai?”. Il ‘tweet’ si riferisce al ‘memorandum’ di un’ex funzionaria del Dipartimento di Stato, Kathleen Kevelac, che scredita Steele e il suo ‘dossier’, e che è stato “desegretato” di recente.
Il promemoria fu consegnato ad alti dirigenti dell’FBI dieci giorni prima che lo usassero per ottenere un mandato di intercettazione contro Trump dal tribunale apposito. Ciò non solo ha offerto la prova dell’intento criminale dell’ex direttore dell’FBI Comey, ma pone Steele al centro della congiura criminale addirittura per ribaltare l’esito delle elezioni presidenziali americane. Il 5 giugno, durante la visita di Trump, il ‘Times’ ha pubblicato un articolo intitolato “Christopher Steele: un agente dell’MI6 dovrà rispondere a domande sul ‘dossier’ Trump-Russia”.
L’articolo riferisce che Steele ha finalmente accettato di testimoniare, a certe condizioni, sul suo rapporto con l’FBI. Indica inoltre che il governo inglese ora disconosce il suo rapporto con l’ex agente dell’MI6, citando un “alto funzionario” che sostiene che il governo non sarebbe stato coinvolto nella decisione “in quanto essa riguarda questioni sorte molti anni dopo che aveva lasciato il suo impiego nel governo”. Le bugie ormai ‘si accavallano’ senza logica e senza pietà! Che brutto finale lo spionaggio inglese!
Simili sofismi probabilmente non fermeranno la squadra del Ministro della Giustizia americano William Barr, che interrogherà Steele e che esaminerà altre piste, per esempio quella del coordinamento tra il GCHQ britannico (equivalente alla NSA americana) e l’ex direttore della CIA John Brennan, nel lanciare il Russiagate mesi prima che venisse diffuso il ‘dossier’ di Steele; il ruolo del cosiddetto spionaggio “a cinque occhi” (UK, USA, Canada, Australia e Nuova Zelanda); il coordinamento tra l’MI6 e l’FBI nell’impiego di agenti congiunti, per mettere in moto la menzogna incredibile e letteralmente folle delle interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016.
Prima della partenza di Trump, il congressista repubblicano Nunes ha, non a caso, suggerito formalmente di chiedere alla Premier Theresa May se il governo britannico fosse consapevole di questo, e abbia partecipato all’attività di sorveglianza contro l’organizzazione elettorale di Trump. Non è dato sapere se Trump abbia dato seguito alla richiesta. Ma una indicazione che il Presidente americano non sia poi così convinto del “rapporto speciale” tanto citato da Winston Churchill, è stata la preghiera del Presidente Franklin Delano Roosevelt il giorno dello sbarco in Normandia, letta da Trump nell’occasione della commemorazione del “D-Day”.
Tutti sanno che Roosevelt aveva un pessimo rapporto con Churchill, quando i due erano
alleati durante la seconda guerra mondiale, e che ripeté più volte addirittura che gli Stati Uniti non avrebbero sostenuto il ripristino dell’Impero britannico dopo la guerra, ancorché vi fosse ormai alleanza, per forza ‘granitica’ per battere Italia, Germania e Giappone!

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