BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La storia di Elena, genio ribelle del 1600 … Altro che la Boldrini!”

biella-sandro-delmastro-biella24

_Sandro Delmastro delle Vedove
Caro Direttore, vorrei tentare di porre riparo ai guasti mostruosi ed alle arretratezze cui ci ha condannato la sinistra italiana, tragicamente ed inspiegabilmente antifemminista ed amante silenziosa della differenza di genere. E lo vorrei fare ricordando la breve storia di Elena Lucrezia Corner Piscopia, veneta nata a Venezia nel 1646, di famiglia nobile e quinta di sette figli. La storia di Elena è una di quelle che entusiasmano e che meritano di essere raccontate, visto che non lo fa la sinistra maschilista e visto che la Boldrini evidentemente non la conosce: Elena, fin da bambina, dimostra di essere un piccolo genio, con capacità di apprendimento strabilianti e con una tenacia nello studio assolutamente incredibile.
Nel 1665, a 21 anni, Elena, sicuramente e meravigliosamente anticonformista, sovverte già la tradizione: diventa oblata benedettina, rispetta i voti delle monache pur continuando a vivere in famiglia. Il suo punto di forza sono gli studi filosofici, ma la cultura è immensa: conosce in maniera profonda e con ampiezza incredibile il latino, il greco, il francese, l’inglese e lo spagnolo, e studia l’ebraico. Elena, dopo essersi iscritta all’università (a quei tempi era semplicemente definita “Studio di Padova”) presenta regolare domanda di ammissione alla laurea, ma riceve una pesante umiliazione, che vanificava tutti i suoi sforzi ed il suo incredibile impegno di studio.
Alla donna, infatti, non era concesso ricevere il titolo di dottore in teologia. Gregorio Barbarigo, vescovo di Padova (peraltro fatto santo!), blocca la domanda: la donna è inferiore rispetto all’uomo e non è capace di ragionamenti difficili, niente da fare: quindi nessuna laurea! Elena, coraggiosamente (soprattutto tenuto conto che siamo nel XVII° secolo), non demorde: insiste nella sua pretesa e così avvia una difficile controversia tra lo Studio di Padova, che aveva acconsentito alla concessione della laurea, e il cardinale Barbarigo.
E, dopo la lunga battaglia femminile (e non femminista, perché, se tale fosse stata, non avrebbe raggiunto alcun risultato!), a 32 anni Elena Lucrezia ottiene, finalmente, la sua laurea in filosofia, anche se non in teologia. La cerimonia di proclamazione è rimasta immortale negli annali della storia: malgrado l’imperante potere dell’uomo, l’aula era stracolma, tanto che si dovette spostare la discussione in uno spazio più grande. Secondo alcuni, e secondo i ricordi storici trasmessi a noi dall’epoca, pare che vi fossero addirittura 30 mila persone! Elena Lucrezia Corner Piscopia, già allora una celebrità, viene invitata da tutti e persino Luigi XIV° manda i suoi informatori per avere notizie di questa donna straordinaria e combattiva.
Elena muore nel 1684 all’età di soli 38 anni. Oggi, la riproduzione della statua di Elena si trova ai piedi dello scalone del Bo’, nella sede dell’Università di Padova. È purtroppo tristemente ricoperta da pannelli di plexiglas, piena di escrementi di piccioni a seguito dell’incuria della pubblica autorità. Solo nel 1969, nell’occasione del tricentenario della laurea, si muove finalmente l’Università di Padova, che avvia una serie di ricerche su Elena: ed i risultati dello studio confermano la verità appena descritta. L’Italia, dunque, vanta la prima donna laureata al mondo e non lo sa neppure! Non un’aula universitaria intitolata, non un istituto scolastico superiore, neppure un francobollo-ricordo.
Certo: Elena, per ragioni anagrafiche, non ha avuto modo di iscriversi ad uno dei partiti della sinistra e non ha fatto parte della resistenza: e dunque è inutile ricordarla! Elena, per ciò che si è detto, ha un enorme credito con il nostro Paese e con tutti noi: ed è forse ora di saldarlo! Invito le nostra autorità, il Sindaco di Biella (quello ‘nuovo’, naturalmente!), tutti i Sindaci della nostra Provincia, le autorità scolastiche, l’Assessore alla Cultura del Comune di Biella e le nostre scuole a ricordarla intitolandole una via o una scuola, o comunque ricordandola in modo adeguato, per sottolineare il coraggio di una ragazza che nel XVII° secolo ha avuto la forza di combattere per l’eguaglianza fra uomo e donna.

Annunci

I commenti sono chiusi.