BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “il caso Palamara… Ovvero: chi controlla i controllori?”

biella-sandro-delmastro-biella24

_Sandro Delmastro delle Vedove
Platone ne parlava con sarcasmo già 500 anni prima di Cristo. Giovenale, sardonicamente, spiegava che affannarsi per riuscirci era sforzo vano. Questo – il ricordo della lingua latina è sempre meraviglioso – per dire che “Quis custodiet ipsos custodes”, chi custodisce i custodi, è una faccenda che si trascina da tempo: con risultati non sempre
apprezzabili. In qualche misura il caso Palamara e le ultime vicende in seno al Csm, rimandano al millenario – e non risolto – quesito. I magistrati, qualunque sia la funzione che esercitano, sono visti e soprattutto dovrebbero apparire agli occhi dei cittadini, assolutamente autorevoli e imparziali. Scoprire che ‘brigano’ e ‘si sgambettano’ per le carriere, le poltrone, gli incarichi – indipendentemente, è bene precisarlo, da qualunque valutazione giudiziaria e perfino da ipocrisie un po’ pelose – suscita nella pubblica opinione un sentimento misto di stupore, sconcerto e inevitabile e drammatica amarezza.
Storicamente, ogni volta che è emersa una problematica riguardante il suo modo di
funzionare, nella magistratura è scattato il riflesso condizionato di chiudersi in sé stessa. Per salvaguardare l’irrinunciabile e decisiva autonomia, è stata scelta una distanza, è stato alzato un ponte levatoio di separatezza e autoreferenzialità. Riflesso che è prevalso anche quando si sono discusse riforme che in qualche modo concernevano il pianeta delle toghe. Immediatamente diventavano autoriforme; oppure niente da fare. Perfino nei Consigli giudiziari, quando si tratta di giudicare su nomine e carriere, gli avvocati che pure fanno parte dell’organismo debbono uscire: per evitare “contaminazioni”.
Se è possibile dare un suggerimento nell’interesse stesso dei magistrati, forse è arrivato il momento di provare a cambiare prospettiva. Forse l’indipendenza e la trasparenza della magistratura possono essere meglio garantite attraverso la capacità di condividere con altri soggetti giurisdizionali, a partire dall’avvocatura, i meccanismi di funzionamento e l’attribuzione degli incarichi. Trovare interlocutori preparati può svolgere una funzione equilibratrice. Al contrario invece, continuando nella gelosa custodia dell’autoregolazione senza se e senza ma, il pericolo di sbandamenti che possono alimentare oblique voglie di controlli dall’esterno, promette di diventare inarrestabile.
Ma abbiamo creduto sino a ieri che la Magistratura fosse una ‘cosa profondamente diversa’ ed oggi invece scopriamo che è esattamente come il ‘disastro politico’! Abbiamo sempre pensato, immaginato, sperato e detto che in Italia c’era soltanto la Magistratura che poteva salvarci: ora, invece, abbiamo ‘scoperto’ che anche loro sono uguali ai politici! Ecco perché il ricordo di Mussolini, ogni giorno di più, ci offre quella immagine di serietà e di affidabilità di cui abbiamo assoluto bisogno!

Annunci

I commenti sono chiusi.