BI24_FLASH_L’EUROPA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “L’Euro è figlio legittimo, di chi devasta l’economia seria…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Caro Direttore, confesso senza esitazioni che l’euro non mi è mai piaciuto: non è la creatura legittima di una Europa Unita (soltanto fittiziamente e retoricamente), ma è, invece, il figlio legittimo delle banche e dell’alta finanza devastatrice dell’economia continentale. E non basta: ho avuto modo di leggere una nota storica interessantissima, che mi ha consentito di individuare la vera paternità dell’euro attraverso una sorta di … DNA politico.
La risposta è tremenda: l’euro è figlio di Hitler. Vediamo il perché. Nel 1942 il ministro dell’economia della Berlino nazista, Walter Funk, organizza una conferenza con economisti e politici, presenti i vertici delle maggiori industrie. Oggetto di tale importantissimo convegno è decidere e stabilire quale uso fare dei territori militarmente conquistati e di quelli ancora da conquistare. Albert Speer, Ministro degli Armamenti, suggerisce, giustamente sul piano strategico, di coinvolgere le altre economie europee.
Nasce, in questa circostanza, un progetto dal nome inequivocabile: “Europaische Wirtschaftgesellschaft”. Tradotto in italiano suona più o meno così: “Società economica europea“. Un sistema integrato di scambi commerciali e di trattati industriali basati sull’utilizzo di una sola moneta. Albert Speer, nel corso degli interrogatori condotti dagli Alleati dopo la guerra, aveva dichiarato che per il nazismo il mero sfruttamento dei territori occupati sarebbe stato insufficiente.
“Meglio risollevare”, aveva aggiunto, “singole economie e inserirle in un sistema tariffario unico per realizzare una produzione industriale su larga scala”. Senza dazi, senza tariffe e con una sola valuta. Ecco storicamente la base autentica e legittima dell’euro. Per il vero una ricerca storico-giornalistica mi ha consentito di rilevare che già numerosi altri soggetti erano pervenuti alla conclusione choccante della filiazione legittima di tipo nazista dell’euro.
Nel 2002 Boris Johnson, quando era giornalista per lo “Spectator” e prima di diventare sindaco di Londra (parliamo dunque di un personaggio autorevole), scrisse un lungo editoriale per affiancare l’euro ad Adolf Hitler. “Oggi, per noi, la prospettiva di revanscismo tedesco sembra ridicola e le difficoltà di integrazione europea sembrano molto preoccupanti. Può essere vero che ciò ci turbi di più”, ebbe a scrivere, “proprio per il fatto che non siamo stati conquistati da Hitler. Ma dire che l’euro non ha nulla a che fare con la guerra, o Hitler, è assurdo”.
La frase – per il vero un po’ fortina – trae direttamente la sua origine da alcuni libri pubblicati nel decennio precedente. Uno di quelli che fece più scalpore è da attribuire allo
storico John Laughland, dal titolo “The Tainted Source” (La sorgente infetta), ovvero le origini antidemocratiche dell’idea europea. Lo storico capovolge il pensiero che ci hanno retoricamente inculcato nel cervello e cerca di dimostrare che il progetto di un’Europa unificata non è figlio del pensiero liberale, ma delle ideologie totalitarie.
E giunge alla conclusione che lungi dal rappresentare una conquista di libertà, il superamento della sovranità nazionale mina alle basi stesse, ed irreparabilmente, lo Stato di diritto. E dunque il progetto nato da quella modernissima (anche se terribile) Conferenza del 1942 avrebbe poi dato ai padri fondatori della Cee una serie di spunti di assoluta e decisiva rilevanza. La guerra avrebbe insegnato a Jean Monnet e Jacques Delors come ‘addomesticare’ il potere economico di Berlino.
Non è dunque casuale che i due padri fondatori dell’Europa unita (ma quanti ce ne sono, in verità?) si siano dimostrati così determinati nel costruire un progetto ampio, e nel creare la Comunità europea del carbone e dell’acciaio, alla quale, sostanzialmente, Francia e Germania hanno ceduto la loro sovranità nazionale su due settori vitali per l’economia dell’epoca.
E dunque la Storia (se e quando deciderà di essere seria!) dovrà formalizzare la procedura di riconoscimento di paternità dell’euro in capo ad Adolf Hitler. Il paradosso, bizzarro e significativo, è che l’euro piace ai democratici e non piace ai…”neofascisti” come me. Stranezze della politica o semplicemente attuazione moderna di una feroce dittatura, sempre eguale nel tempo indipendentemente dall’abito che indossa?

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