BI24_FLASH_DA ANCI PIEMONTE/1. La soddisfazione del presidente Alberto Avetta: “Medici di famiglia, una nostra battaglia vinta”

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(c.s.) “Battaglia vinta, quella degli incentivi ai medici di famiglia che decidano di restare nelle periferie montane e rurali è una vittoria che sentiamo nostra. Quando si parla di fatti, l’Anci è in prima linea e i risultati non tardano ad arrivare”. Così Alberto Avetta, presidente di Anci Piemonte e promotore lo scorso mese febbraio, assieme all’assessore regionale Antonio Saitta e al presidente Uncem Marco Bussone, di un patto operativo Comuni-Medici-Regione recepito dal governo in un provvedimento contenuto nel decreto Calabria.
“Il Piemonte – continua Avetta – la fa da pioniere, del resto non poteva essere diversamente visto che qui il 90 per cento dei Comuni (circa 1.050) hanno meno di 5.000 abitanti e devono fare i conti con la carenza ormai cronica di risorse e servizi. Bene dunque questa prima risposta del governo centrale alle nostre sollecitazioni. Arginare la fuga dei medici dalle comunità minori è fondamentale per combattere quella lenta e inesorabile emorragia di potenziale umano che porta inevitabilmente allo spopolamento e all’isolamento”.
Il testo all’esame del Parlamento prevede modalità e forme di incentivo per i medici di famiglia inseriti nelle graduatorie disponibili a lavorare nelle zone dove si verifichino carenze di organico. La difficoltà di reperire medici nei piccoli Comuni e nelle aree montane è un tema che è stato sollevato più volte dall’assessore regionale alla Sanità, anche in qualità di coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni.
La proposta discussa nei mesi scorsi con la Regione Piemonte e l’Uncem prevedeva un’intesa con le amministrazioni comunali e con i sindacati dei medici al fine di garantire la presenza di medici di famiglia sul territorio, prevedendo premialità e incentivi. Un problema ben noto in Piemonte: in questi anni, la Giunta regionale ha già aumentato la quantità di borse di studio in Medicina generale per garantire un numero superiore di medici di famiglia in servizio e, se nel triennio 2014/2017 le borse erano 80, nel triennio 2018/21 sono 189.

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