BI24_FLASH_IL MONDO VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Il ruolo di Londra nel ‘Russiagate’, contro Donald Trump…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Anche noi uomini piemontesi sappiamo comprendere e ragionare, soprattutto se possiamo comprendere le incredibili e letteralmente folli porcherie di Obama e dei suoi ‘delinquenti’ di gruppo e di partito. Finalmente, dopo due lunghissimi anni, l’inchiesta condotta da Robert Mueller sulle presunte (ed in realtà inesistenti) collusioni di Donald Trump con la Russia si è conclusa letteralmente con un pugno di mosche. Ora, dunque, è venuto il momento di ‘smantellare’ l’apparato che ha imbastito l’intera bufala criminale: e dunque sia Trump sia il Ministro della Giustizia William Barr hanno segnalato di essere decisamente pronti a farlo. Il 9 aprile, nel corso dell’audizione di una Commissione del Senato, Barr ha sganciato una bomba: “Penso che sia stato spionaggio. La questione è se vi fossero fondati motivi. Non sto affermando che non vi fossero, ma v’è bisogno di capirlo…
E non parlo solo dell’FBI, ma degli enti di ‘intelligence’ in generale”. Ed ancora Barr ha inoltre aggiunto: “Penso che spiare una campagna elettorale sia una cosa grossa”. Due giorni dopo, commentando quella dichiarazione di fronte alla stampa, lo stesso Trump ha tranquillamente dichiarato: “Certamente hanno spiato la mia campagna. Dirò di più: secondo me hanno spiato illegalmente, qualcosa che non ha precedenti e non dovrà mai più essere permesso nel nostro Paese”. Trump ha aggiunto che sarebbe “tradimento” e un “disservizio per il Paese” se non si investigasse sulle origini dell’inchiesta contro di lui. Per
questo, è cruciale smascherare il ruolo dell’’intelligence’ britannico, come ha documentato il LaRouche Political Action Committee negli USA, a maggior ragione perché il rapporto di Mueller, pur non trovando prove di collusione, perpetua ignobilmente e criminosamente la finzione che sia stata la Russia a introdursi nei calcolatori del Comitato Nazionale Democratico e ad aver passato i dati a Julian Assange.
Questa – detto per tutti coloro che sanno perfettamente di non essere in grado di conoscere la verità! – era la base dell’intera bufala del Russiagate ed è una menzogna. Vi sono tre persone che possono testimoniarlo, e vanno ascoltate. Primo, l’ex direttore tecnico della NSA William Binney che, assieme a colleghi del “Veterans Intelligence Professionals for Sanity” (VIPS), ha raccolto le prove forensi che i calcolatori del DNC non furono, come si suol dire secondo la terminologia tecnica in uso di questi tempi, “hackerati”, ma i dati furono scaricati su una banale ‘chiavetta USB’ o analogo supporto di memoria esterno. La seconda persona è l’ex ambasciatore britannico Craig Murray, il quale ha dichiarato di aver incontrato segretamente la persona che trafugò le e-mail del DNC e che si tratta di un “insider”, certamente non russo. Il terzo è lo stesso Julian Assange, che ha dichiarato di possedere “la prova fisica che i russi non me l’hanno date” (le e-mail del DNC) e che la fonte non fosse un dipendente dello Stato.
Nessuna di queste tre persone è stata mai ascoltata dagli inquirenti o dal Congresso. Sia Binney sia Murray hanno reagito all’arresto di Assange, avvenuto l’11 aprile a Londra, dichiarando che si tratta di una spudorata violazione della libertà di stampa. Assange ora è minacciato di estradizione negli Stati Uniti, dove lo aspetta un processo farsa. Egli ha però la chance di fare rivelazioni esplosive che smascherino ulteriormente la ‘cricca angloamericana’ dietro l’evidentissimo tentativo di rovesciare il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e impedirgli di stabilire rapporti utili e costruttivi con Russia e Cina (questo è il vero obbiettivo che i delinquenti del partito democratico si sono proposto sin dall’inizio!). Al riguardo, durante una conferenza per la stampa con il Presidente sudcoreano Moon jae-In il 12 aprile a Washington, Trump ha voluto ringraziare sia la Russia sia la Cina per l’aiuto nei colloqui tra Pyongyang e Washington. Come si vede Trump non sente la benché minima traccia di difficoltà psicologica rispetto al partito democratico che, invece, riteneva di poter ‘piegare’ il Presidente e l’intero partito repubblicano! Grazie, dunque, a Donald Trump e grazie al suo indomito coraggio!

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