BI24_FLASH_IL CASO. Corte d’Appello e Tribunale di Biella, hanno decapitato la ‘ndrangheta laniera: oltre 80 anni di carcere complessivi

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La ‘ndrangheta, nel Biellese, non solo era presente, ma anche molto attiva e radicata, soprattutto nella zona periferica della Provincia, che confina con Santhià, Alice Castello, Borgo d’Ale. Lo ha sancito in questi giorni il Tribunale di Biella, comminando condanne per quasi trent’anni totali di carcere e dando ancora più valore, alla vastissima attività investigativa effettuata dal 2009 in poi dagli agenti delle Squadre mobili di Torino e Biella, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino.
In totale, con le condanne già inflitte dalla Corte d’Appello di Torino nell’ottobre dell’anno scorso, gli anni di carcere complessivi, per gli imputati del processo, salgono ad oltre ottanta: dopo i 13 anni e 2 mesi di Antonio Miccoli, i 4 anni e 4 mesi di Cosimo Di Mauro, i 3 anni e 10 mesi di Giuseppe Avenoso, gli 8 anni e 7 mesi di Giovanni Raso ed i 14 anni e 8 mesi del fratello Diego Raso, i giudici lanieri hanno condannato il capo della banda, il loro padre Antonio Raso, con 14 anni di reclusione, Angelo Di Corrado con 8 anni ed il bosniaco Svad Operta, con 7 anni di cella.
Collegato alle cosche calabresi “Raso-Gullace-Albanese” di Cittanova e “Pesce-Bellocco” di Rosarno, il gruppo non solo aveva monopolizzato, nella zona tra Biellese e Vercellese, lo spaccio di cocaina, ma si era anche reso protagonista di alcuni tentativi di estorsione nei confronti di imprenditori e di una serie di rapine: la “cellula” mafiosa biellese, insomma, controllava il suo territorio in maniera “professionale” intimidendo chi ne metteva in dubbio il potere, sia con le minacce che con le pistole. Una serie incredibile di reati, che adesso potranno almeno parzialmente essere risarciti, grazie alla confisca di tutti beni e dei conti correnti del boss Antonio Raso, decisa dai Giudici del Tribunale di Biella.

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