BI24_FLASH_PUNTI DI… SVISTA. Federica Ilari: “Violenza e femminicidi: l’Italia deve tornare a tutelarci. Come ai tempi del Duce…”

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_Federica Ilari
La cronaca riporta continuamente casi di violenza su donne, riempite di botte, arse vive, stuprate, a volte sotto lo sguardo dei bimbi piccoli, all’interno delle mura domestiche, a sferrare i colpi sono mariti/compagni, uomini con menti deviate che considerano la donna un oggetto da sopraffare fisicamente e sessualmente. Dall’inizio dell’anno nel nostro Paese sono state uccise più di dieci donne e nel 2018 oltre cento.
La violenza contro le donne è ritenuta una violazione dei diritti umani (Conferenza Mondiale sui diritti umani. Vienna 1993). Violenza che spesso si spinge fino all’omicidio, definito “femminicidio” per la prima volta da una sentenza del 2009. A livello mondiale risulta essere la prima causa di morte per le donne tra i 16 e i 44 anni. In Italia sono circa sette milioni le donne che hanno subito, nella loro vita, una forma di violenza fisica o sessuale e circa settecentomila hanno subito stupri.
Prevalentemente nelle aree metropolitane (dati ISTAT 2014), zone in cui si concentrano maggiormente gli stranieri, dopo l’ondata migratoria proveniente dai Paesi islamici, caratterizzati da profonda inciviltà nei confronti della donna. La vittima viene dilaniata nel corpo, nella mente e nell’anima, in più vive nel terrore che il suo “incubo” possa uscire dal carcere in breve tempo, per finirla derubandola della vita, questo perché l’attuale disciplina legislativa, con tutte le riforme di sinistra, non distingue tra tipologie e gravità di violenza, prevede pene esigue, lascia molta discrezionalità al giudice, contempla la “super attenuante” (Art. 609-bis) e prevede il rito abbreviato con lo sconto di un terzo della pena.
Come se non bastasse siamo testimoni di sentenze pregiudizievoli che trattano anch’esse le donne come oggetti degli uomini dichiarando che se sei bella è colpa tua se ti violentano e se sei brutta non sei violentabile… pazzesco! Nel resto d’Europa non è così, evitano lo spazio discrezionale del giudice attraverso pene suddivise per tipologia di violenza e gravità della stessa.
Esattamente come in origine contemplava il nostro Codice Penale del 1930, che sul decreto di promulgazione riporta in calce la firma del Capo del Governo, Benito Mussolini e del Ministro di Grazia e Giustizia, Alfredo Rocco. Fatto da abili giuristi, il Codice Rocco, contestualizzato in quegli anni, era più vicino alla donna di quanto non lo sia l’attuale giurisprudenza. Eppure da allora ad oggi, non si sono modificati gli irrinunciabili valori su cui poggia una società civile, tra cui la donna, moglie e madre degli italiani!

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