BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Magistrati e politica: diagnosi di vent’anni di caccia all’uomo…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Non si sono visti né carri armati né militari, né cortei di gente in rivolta nelle strade, ma come chiamare il capovolgimento della volontà espressa liberamente dai cittadini alle elezioni senza passare di nuovo dalle urne? Non c’è che una risposta: si è verificato un colpo di Stato. Come sostenere che c’è ancora la democrazia in un Paese in cui il governo
eletto dai cittadini viene sostituito con un altro governo che gli elettori neppure conoscono? Si è cominciato nel 1964 con la costituzione di magistratura democratica, una corrente della magistratura di sinistra vicina al PCI.
Nel 1968 la corrente si divide. Una parte resta col PCI un’altra parte si riferisce invece agli extraparlamentari di sinistra. Questa corrente si da una missione che poggia su un assioma. “Il popolo ha diritto alla democrazia ma la democrazia è garantita solo se al potere c’è la sinistra. Se il popolo, da solo, non riesce a darsi la democrazia si deve creare una via giudiziaria al socialismo contro il capitalismo borghese, da realizzarsi appunto attraverso l’uso “alternativo” della giustizia da parte dei magistrati militanti”.
Si è rafforzato il potere delle procure nel 1989 con la creazione della “polizia giudiziaria” totalmente dipendente dalle stesse procure. Si è continuato con la cancellazione nel 1993 dell’art.68 della Costituzione ad opera del cosiddetto “parlamento degli inquisiti”. I padri costituenti avevano voluto l’art. 68 come bilanciamento della totale autonomia di cui gode
l’ordine giudiziario, proprio per evitare che gli eletti dal popolo, e con essi la democrazia e la libertà, fossero senza difesa contro un uso politico della giustizia. A quel tempo, sotto la spinta mediatico-giudiziaria quel parlamento sotto attacco, invece di reagire, si consegnò nelle mani dei propri carnefici, ponendo le basi per un potere senza limite dei magistrati politicizzati.
La magistratura militante si è accanita contro il Presidente Berlusconi, come è evidente a tutti coloro che non siano animati da pregiudizio.. E’ stato colpito nei suoi affetti, nella sua reputazione, sul versante aziendale, economico, personale. E’ stato intercettato e spiato a casa sua. E’ stato oggetto sino ad oggi di 57 processi. Ma il punto non è il Presidente Silvio Berlusconi. Il punto è che l’attacco contro il Presidente Berlusconi ha comportato un attacco al potere democratico senza precedenti in un Paese libero. In questi ultimi vent’anni, in almeno quattro occasioni la democrazia, la volontà espressa liberamente dai cittadini è stata annullata: nel 1992/1993, nel 1994, nel 2011 e nel 2013.
E, dal 1994 fino ad oggi, il Presidente Berlusconi è stato costretto, ed è costretto ancora oggi, a sottrarre tantissimo tempo ed energie alla sua azione di leader dell’opposizione per difendersi dalle molteplici accuse di reato inventate dai P.M. politicizzati di Magistratura Democratica. Sono 57 i processi che il Presidente Berlusconi ha dovuto subire dal 1994 e da allora è stato obbligato a passare i pomeriggi del sabato, della domenica e del lunedì con i suoi avvocati per preparare le udienze della settimana seguente. In totale ad oggi sono state più di 2700 le udienze che lo hanno riguardato.
Con una iniziativa senza precedenti in un Paese democratico, il Presidente del Consiglio fu posto sotto sorveglianza per mesi, schedando e intercettando ogni persona che transitava per le sue abitazioni private. Il frutto delle intercettazioni fu poi affidato ai giornali
amici delle procure, i quali portarono un ignobile attacco alla sua sfera privata e alla sua reputazione pubblica. Nel 2013 è stato perfezionato il metodo giudiziario. Visto che i pm non bastavano a garantire la condanna del Presidente Berlusconi, si è pensato di comporre anche i collegi giudicanti con magistrati tutti di estrema sinistra, tre su tre.
Nel processo “Diritti Mediaset”, i collegi giudicanti furono addirittura presieduti da magistrati che si erano distinti partecipando a manifestazioni pubbliche contro il Presidente e contro i Suoi governi. In primo e in secondo grado furono rifiutati 171 testimoni a Suo favore, vanificando del tutto il Suo diritto alla difesa. Dopo la condanna di primo grado, si è proceduto con una velocità tale che tra la sentenza di primo grado e il pronunciamento della Cassazione sono passati meno di otto mesi, un record assoluto.
Infine, (dopo il solito articolo bene informato del Corriere della Sera, che il 9 luglio avvertiva circa i possibili rischi di prescrizione di parte del processo al primo di agosto) con uno stratagemma, quello di asserire che la prescrizione sarebbe maturata appunto il 1° di agosto invece che il 26 dicembre come era nei fatti, la Cassazione fissò l’udienza il 30 luglio affidando il Presidente Berlusconi ad un collegio feriale “ad hoc”. Fu sottratto così al suo giudice naturale, cioè alla terza sezione penale della Cassazione competente per i reati tributari, la Sezione che già il 6 marzo 2013 aveva confermato il suo proscioglimento sugli stessi fatti, solo riferiti ad anni diversi.
La sezione cosiddetta “feriale” della Cassazione composta ad hoc con giudici “giusti”, emise la sua sentenza di condanna il primo di agosto. Pochi minuti dopo la sentenza, il segretario del PD annunciava in televisione che avrebbero dato immediatamente corso ad una procedura di decadenza dal Senato nei confronti del Presidente Berlusconi e che gli avrebbero applicato le sanzioni previste dalla Legge Severino, per le quali il Presidente doveva decadere dal Suo ruolo di Senatore ed essere incandidabile per sei anni. Il resto è noto!
1°) Il senato ha accelerato le procedure per votare la Sua decadenza. (Invece che 14 mesi per i casi precedenti, un record di 2 mesi e mezzo); 2°) Si sono ignorate le osservazioni di sette costituzionalisti (quattro di sinistra) che sollevavano forti dubbi sulla costituzionalità della Legge Severino e dei contenuti dei suoi decreti attuativi. Si violò così l’obbligo imposto dall’Europa di rivolgersi alla Corte di Strasburgo per l’interpretazione autentica della legge nazionale in caso di contrasto con una legge europea sovraordinata.
3°) Si è violata la Costituzione (art.25) e i diritti sanciti dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo (art.7), applicando retroattivamente contro il Presidente Berlusconi le sanzioni della decadenza e della incandidabilità per 6 anni. 4°) Per di più, e per non farsi mancare nulla, si è stravolto il regolamento del Senato, votando a voto “palese” anziché a scrutinio segreto, come da regolamento e come da prassi, una prassi risalente allo
Statuto Albertino del 1848 e mai contraddetta.
Questo è ciò che incredibilmente è stato messo in atto da Magistratura Democratica e Partito Democratico, con un disegno scientificamente progettato e realizzato. Così è stato eliminato per via giudiziaria e grazie alla violazione di due prassi parlamentari e di due leggi il nemico di vent’anni, l’ostacolo che per vent’anni si è opposto democraticamente alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra.
Sappiamo che lo Stato di diritto si fonda sulla rigorosa divisione dei poteri, quello legislativo e quello esecutivo, che devono basarsi su libere elezioni, e l’ordine giudiziario, che deve essere “terzo” rispetto agli altri poteri e autonomo da essi. Ma oggi la componente di sinistra della magistratura, Magistratura Democratica, non è “terzo” ma è il primo potere in Italia. Un anomalo soggetto politico, che prende posizione non solo su ogni legge riguardante la giustizia ma anche sulla politica, a partire dall’impeachment di Cossiga per arrivare all’azione contro i governi Berlusconi, praticando quell’uso “alternativo” del diritto che si consentono per compiere quella che considerano la loro missione: “Aiutare il popolo a darsi la democrazia spianando la via della sinistra al potere”.
Oggi sono convinti di aver realizzato il loro obiettivo, eliminando dal Parlamento il loro principale avversario degli ultimi vent’anni. Domando: E’ ancora democratico un Paese dominato dal predominio arbitrario di un nucleo di magistrati collocato nel cuore dello Stato, dotato di un enorme potere, non sottoposto di fatto a nessun controllo, del tutto autoreferenziale e per niente legittimato da una elezione democratica? L’unica colpa che si può attribuire al Presidente Berlusconi, oggi come nel 1994, è stata quella di aver saputo vincere le elezioni e di aver resistito negli anni di opposizione.
Se non fosse sceso in campo il Presidente la democrazia italiana sarebbe stata dominata da un fortissimo sistema di potere politico, giudiziario, finanziario e mediatico. La sua presenza in campo, sostenuta da milioni di italiani, ha svolto un ruolo decisivo per la democrazia italiana, consentendo che si svolgesse negli ultimi vent’anni una partita equilibrata nella quale si sono alternate al governo coalizioni di centro destra e coalizioni di centro sinistra. Oggi, invece è in gioco la nostra democrazia.
In questa situazione l’uso politico della giustizia ha un impatto devastante perché radicalizza parossisticamente lo scontro, con il rischio che esso si concluda alla fine senza né vinti né vincitori, ma con un collasso etico politico ed economico-sociale. E’ nostro dovere impegnarci a fondo per superare questo stato di cose. Non per il Presidente Silvio Berlusconi, non per il nostro movimento politico, non per un vantaggio di parte. Dobbiamo farlo per ridare vigore alla politica, forza alla democrazia e rispetto alla volontà dei cittadini!

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