BI24_FLASH_LA QUESTIONE. Michele Mosca, Lega: “Decreto Sicurezza: tutte le falsità ‘partigiane’ del Tavolo Migranti biellese…”

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_Michele Mosca (Segr. provinciale e vice Segr. regionale Lega)
Il documento che il tavolo migranti ha diffuso agli organi di stampa a seguito dell’incontro avuto in Prefettura appare viziato da una visione partigiana del tema immigrazione che per alcuni comporta inoltre la presa di coscienza delle fine di un business durato per alcuni anni. Va infatti certamente ammesso con onestà intellettuale, che la condizione di accogliere in Italia una media di 150.000 persone all’anno non era più sostenibile ed era pertanto necessario affrontare il tema in maniera decisa affinché anche l’Europa, solidale a parole ma non nei fatti, ne prendesse atto e vi fosse un’inversione di tendenza.
In quest’ottica è corretto non permettere automaticamente al richiedente asilo l’iscrizione anagrafica che comporta il rilascio della carta d’identità per un periodo di 10 anni e pertanto ben superiore all’ultimazione della procedura di riconoscimento o diniego dello status, con il risultato che ad oggi vi sono centinaia di migliaia di persone con regolare documento di cui si sono perse le tracce, poiché fuggite dai centri di accoglienza o perché è stato loro negato il diritto di asilo ma non è stato effettuato il rimpatrio. Va da se che tutte queste persone oggi vagano per il Paese senza un lavoro, senza una meta ma con un documento valido in tasca da esibire, senza più averne diritto.
Appare altresì falso che senza tale documento vengano pregiudicati tutta una serie di diritti, infatti, gli stessi sono garantiti a semplice presentazione della
domanda di riconoscimento della protezione internazionale su cui è indicato il domicilio dichiarato. Questo significa che il richiedente asilo ha diritto a tutte le prestazioni erogate sul territorio comunale, giova evidenziare che la disposizione non parla solo di servizi erogati dalla pubblica amministrazione e pertanto vanno compresi anche quelli di pertinenza di soggetti privati, quali le banche, le assicurazioni, le agenzie immobiliari, etc. A titolo esemplificativo, dunque, si possono ricomprendere i servizi afferenti all’istruzione (scuola, nidi d’infanzia) e alla formazione, anche professionale, ai tirocini formativi, alle misure di welfare locale, all’iscrizione ai Centri per l’impiego, all’apertura di conti correnti presso le banche o le Poste e così via.
Il fatto che la diaria giornaliera sia stata ridotta a 18 euro e che tale sforbiciata abbia destato parecchi malumori tanto da mettere in dubbio la partecipazione al prossimo bando che la Prefettura di Biella dovrà pubblicare a breve, la dice lunga su come l’accoglienza fino ad oggi sia stata interpretata come una gallina dalle uova d’oro e non un gesto di umanità come taluni ci hanno raccontato per anni. Se una associazione è mossa da carità cristiana proseguirà nella sua missione a prescindere dal contributo messo a disposizione dallo Stato, se si crede veramente in ciò che si fa, lo si fa, a volte anche rimettendoci del denaro di tasca propria.
Ultimo tema che merita una riflessione è quello che fa riferimento alla perdita dei posti di lavoro, dubito che l’accoglienza facesse lavorare 100 persone ma a prescindere dal numero, anche solo 10 posti di lavoro sono preziosi, immagino però che chiunque sapesse fin dall’inizio che questa attività non era stabile e duratura e pertanto l’avesse intrapresa in attesa di trovare un’altra occupazione, magari, visti alcuni episodi, meno rischiosa e meglio retribuita.
Se poi si intende far passare il messaggio che la riduzione dei flussi migratori ha solo aspetti negativi, mi permetto sommessamente di dissentire. Meno immigrazione irregolare vuol dire meno soldi spesi, meno interventi delle Forze dell’Ordine per sedare le numerose risse all’interno dei centri di accoglienza o in giro per il territorio, maggiore rispetto delle regole edilizie da parte delle cooperative che aprivano soggiorni in qualsiasi struttura anche fatiscente e non adeguata, meno lavoro nero, ricordiamo il caso emblematico dell’hotel Coggiola e soprattutto più percezione di sicurezza e tranquillità da parte dei cittadini biellesi, pertanto, se gli enti gestori dell’accoglienza a Biella decideranno di non partecipare al bando, mi perdonino, ma veramente in pochi se ne avranno a male, i migranti verranno trasferiti in altre strutture fuori provincia e come i gestori stessi sostengono si creeranno economie di scala che permetteranno l’erogazione di servizi migliori e più appropriati.

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