BI24_FLASH_BIELLA, IL “CASO” RED LAND/2. Rifondaioli e Marxisti, frustrati e vergognosi: “Film di propaganda Fascista”

locandina

_Rifondazione Comunista Biella
_Partito marxista-leninista italiano Biella

È inaccettabile che Biella, città Medaglia d’Oro al valore della Resistenza debba accettare, oltre alla vergognosa apertura della sede dei fascisti di Casapound, oltre alla nuova sede di “Fratelli d’Italia” in piena via Italia con tanto di simbolo con la fiamma tricolore del MSI di Giorgio Almirante, fucilatore di partigiani, anche di ospitare la proiezione del film revisionista ed anticomunista “Red Land” di Maximiliano Hernando Bruno cui farà un cappello introduttivo Andrea Delmastro, onorevole di Fratelli d’Italia.
Intrecciando fatti realmente accaduti a incontrollate fantasie e presunte testimonianze, riprende la versione ormai ritenuta ufficiale cioè che Norma Cossetto avrebbe subito ripetute sevizie da parte dei partigiani, a cui avrebbe assistito una donna rimasta anonima. Nel film non esiste l’aggressione alla Jugoslavia nel 1941 da parte del regio esercito, le centinaia di migliaia di morti che l’occupazione italiana fino all’8 settembre ha comportato per il popolo jugoslavo,non esistono le rappresaglie, le fucilazioni di ostaggi, l’incendio dei villaggi, la deportazione in campi di concentramento italiani di oltre 120 mila jugoslavi e la morte di almeno 7000 (donne, vecchi, bambini e uomini, di fame e malattie conseguenti), anche se alcuni campi erano collocati nella regione Friuli-Venezia Giulia come Gonars e Visco altri vicino all’Istria e in Dalmazia (Arbe, Melada, Mamula e Prevlaka…).
I fascisti italiani sono presentati in maniera edulcorata. Non c’è il minimo accenno ai circa 40 mila italiani giunti in Istria per esercitare un potere coloniale, gerarchi fascisti, carabinieri, finanzieri, segretari comunali, maestri, famiglie intere di agricoltori che, tramite l’Ente Tre Venezie hanno sottratto migliaia di ettari ai contadini sloveni e croati, assegnandoli a famiglie provenienti da altre regioni d’Italia.
Nel film, c’è un completo ribaltamento storico tra carnefici (i fascisti italiani) e le vittime (civili e partigiani jugoslavi) che vengono rappresentati come aggressori assetati di sangue e di vendetta, mentre stavano combattendo una strenua lotta per la loro sopravvivenza, dato che il fascismo aveva decretato la loro eliminazione (bonifica nazionale).
La storia personale di Norma Cossetto è quella di una delle tante donne che furono travolte dalle atrocità della guerra, atrocità che non furono certo iniziate dai partigiani jugoslavi. La versione filmica della sua sorte viene presentata come verità storica, mentre sulle circostanze, i modi e i responsabili non c’è documentazione e i particolari raccapriccianti su cui il film si sofferma lungamente sono stati, se non del tutto inventati, basati su labili dicerie, ben usate nella guerra psicologica antipartigiana.
Le versioni del fatto sono innumerevoli e tra loro contrastanti, e chi, come Claudia Cernigoi ha analizzato i documenti dimostrandone l’inconsistenza e contraddittorietà, è stato minacciato e pesantemente diffamato da personaggi e ambienti (neo)fascisti. Perché questa è la realtà: “Red Land” è un film di pura propaganda fascista, basato su stereotipi anticomunisti e razzisti antislavi, sullo stravolgimento della realtà storica per riabilitare il fascismo distruggendo l’immagine della Resistenza antinazifascista, e soprattutto del contributo dei comunisti. La cosa più grave è che un film di pura propaganda fascista sia coprodotto dalla RAI.

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