BI24_FLASH_“SCIE CHIMICHE”, L’ALLARME/2. Vent’anni fa erano pochi gli aerei con la ‘striscia’ dietro, oggi invece…

donato 30 dicembre (4)

(a.p.) Da anni si vede in coda agli aerei di linea in transito una persistente scia bianca che spesso si protrae per tutto il percorso del velivolo. Cosa è accaduto, visto che solo fino a vent’anni fa erano rarissimi gli aerei che emettevano questa scia, oggi così persistente? Gli specialisti in materia, soprattutto meteorologi, affermano che si tratta di innocuo vapore acqueo, scaturito dall’incontro con l’aria calda dei motori e quella fredda e umida dell’aria circostante. Il ragionamento non farebbe una piega ma sorge innanzitutto una domanda: “Se i moderni motori emettono più calore di quelli del passato, allora siamo di fronte ad un grossolano errore ingegneristico!”… L’evoluzione tecnologica infatti dovrebbe portare alla produzione di motori ad alto rendimento, e quindi a minori emissioni di calore. Il calore è energia; maggiore calore dissipato = minore rendimento = maggiori consumi.
Poi c’è la questione “vapore acqueo”. Dai dati ricavati dal sito della Nasa si evince che la formazione della scia di condensa avviene con parametri ben definiti, se non assoluti: – 40°C, oltre 8000 metri di altitudine, umidità relativa di almeno il 70% (vedere il grafico di Appleman qui: https://www.nasa.gov/sites/default/files/atoms/files/contrails_k-12.pdf). Detto questo non è necessario essere provvisti di laurea in ingegneria per notare ad occhio nudo che i velivoli transitano ad altitudini differenti ed alcuni a quote decisamente basse; ma tutti paradossalmente con la bianca scia in coda. Il fatto che poi queste si notino molto più che un tempo ci dicono sia dovuto all’intensificarsi del traffico aereo. Già, ma quando scopri che alcuni aerei che stanno volando sulle nostre teste non appaiono sulle mappe delle aerovie, le stesse fornite da applicazioni approvate dall’Enac, allora qualche domanda sorge spontanea.
Quindi, se sei una persona che si pone domande ma vuole anche risposte, telefoni agli enti di controllo dello spazio aereo, come l’Enac (Ente nazionale aviazione civile), che si occupa di monitorare le aerovie, ossia le autostrade del cielo, e chiedi lumi su queste rotte occulte. E ti senti rispondere che per i voli oltre una certa altitudine, circa 8000 metri, la competenza è stata trasferita all’organo europeo con sede a Bruxelles! E quando telefoni all’Arpa per chiedere un controllo dell’aria ti senti rispondere che loro possono monitorare solo dai PM8/10 in su e non il nanoparticolato emesso dagli aviogetti. E poi, qualsiasi analisi richiesta da un privato è da poco diventata onerosa!
Sono gratuite solo quelle commissionate da enti pubblici, che su questo argomento fanno
orecchie da mercante (con tutto il rispetto per i mercanti). Ma, per tranquillizzarti, hanno redatto un documento che comprova l’inesistenza di problematiche relative ad inquinamento ambientale provocato da queste emissioni nei cieli; e tu chiedi che te lo inviino. E ti aspetti che vi siano i dati delle loro analisi… E invece ti imbatti in una ricerca bibliografica estrapolata da Internet, come potrebbe fare qualsiasi adolescente! Ma cosa potevamo aspettarci da una Agenzia che si permette di dire che gli inquinanti nei recenti roghi dolosi del milanese erano “nella norma”, come la stessa affermazione fatta dopo l’incendio della raffineria a Sannazzaro de Burgundi.

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