BI24_FLASH_LA LETTERA. Massimo Tescari: “Caso Tempio Creamatorio: smettetela di uccidere sia la morale che l’etica”

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_Massimo Tescari
Egregio Direttore,
Ancor prima e
subito dopo aver scritto la lettera a lei precedentemente inviata “cessate d’uccidere i morti” e che trae spunto in virtù’ della nota vicenda Socrebi/Ravetti/forno crematorio, ho assistito a comportamenti da parte di singoli e collettivi che ritengo possano essere qualificabili come manifestazioni di dubbiosa moralità ed etica” e nello specifico ad una sorta di “strumentalizzazione” del dolore e mi riferisco a quello spirituale che ha avuto ed ha come conseguenza una sovrapposizione del dolore al dolore, moltiplicandone gli effetti negativi a causa dei presunti “fatti” accaduti.
Purtroppo pero’, una consecutiva lettura,rilettura o “riscrittura” da parte di singoli o collettivi dei predetti e presunti fatti, se privi di competenza, di completezza ed in quanto tali parziali o ancor peggio erronei o insufficientemente descrittivi e chiari o addirittura strumentali, credo possano aver creato un effetto distorsivo estremamente negativo, e per tale ragione in considerazione della delicatezza di argomenti che colpiscono per intensità, crudezza e cinica violenza, andrebbero trattati in modo estremamente sensibile, profondo, attento, etico e morale.
Detto questo, ho sentito il dovere di scriverle ed esprimere una ulteriore riflessione perché ho avuto la sensazione di assistere a comportamenti moralmente discutibili e usando una metafora bipolari, perché da un lato si tenderebbe ad esaltare le virtù morali referenti alla emersione dei presunti fatti che porterebbero alla verità e giustizia, dallaltro si tenderebbe superficialmente o consapevolmente di sminuirli o di insabbiarli con attività moralmente scorrette, insinuando, una perniciosa “spersonalizzazione” del dolore, che ha come conseguenza, una frattura delle coscienze ed una separazione in modo irreparabile di quelle “anime lacerate e sofferenti, disperdendole, inquinando le loro flebili voci in mille e più rivoli, limitandone la forza aggregativa e comunicativa di cui volenti o nolenti si dovrà tener conto nel tempio della Giustizia ma anche nel caso in altri luoghi di studio e riflessione.
Non vi e’ nulla di più disonorevole
e disdicevole del tentativo “più o meno consapevole” di utilizzare in modo strumentale il proprio potere o sfruttare la propria posizione sociale ed influenza per disorientare i destinatari delle proprie azioni perche in relazione a quanto parrebbe essere accaduto per il forno crematorio, nessuno può permettersi di fuorviare nessuno in quanto presunto detentore di una vertita’ e certezza incontrovertibile perché i familiari non si faranno certamente confondere, me compreso.
L‘arroganza, la mediocrità, la maleducazione, la superficialità, le falsità, l’ignoranza, le prevaricazioni ed una torbida violenza psicologica ed in taluni casi anche fisica visto e considerato quanto contestato agli indagati non sono forse il frutto amarissimo del degrado etico e morale in cui noi tutti viviamo e dove non c’è’ verità , giustizia e certezza non c’e’ ne etica ne morale che tenga e la società si frantuma.
Domandarsi
, se gli uomini siano più “portatori sani” di virtù piuttosto che “portatori malati” di immoralità, e quale sia il confine tra virtù e immoralità ed il metodo di valutazione per determinare i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi, rappresenta unurgenza a cui non possiamo sottrarci in virtù di quanto parrebbe essere accaduto ed e’ pur vero che ciò che per alcuni e’ una virtù, per altri e’ immorale o viceversa.
Gli uomini e la nostra società
civile (sei cosi’ si può definire), vivono in un costante equilibrio etico tra i due concetti del giusto o sbagliato, e non sempre, ma il più delle volte, sono fortemente condizionati da fattori di natura opportunistica e lucrativa, che per taluni di noi sono irrinunciabili, perché l’attrazione del potere o del denaro ed ancor peggio se in combinato disposto tra di loro, sono un peccato a cui non sappiamo o non vogliamo resistere, opporci e rinunciarvi ed alcuni di noi, sono pronti a tutto e farebbero di tutto per ostentare il raggiungimento della ricchezza ed il proprio status symbolsociale anche e forse e sottolineerei forse a discapito dei morti e Dio solo sa quanto certi peccati e soprattutto quelli veniali non siano certamente “cibo” per l’anima ma spazzatura.
“Tu vuoi ch’io rinnovelli Disperato dolor che ‘l cor mi preme” scrisse Dante, e per chi ha vissuto una vita segnata da un susseguirsi di dolori e dispiaceri per la morte del proprio caro, dover forzosamente e coraggiosamente assistere e sopportare allo scempio dell’etica e della moralità senza al momento aver certezza della verita’ e quindi giustizia e’ avvilente non solo per chi le scrive ma anche per lei e per tutti noi. Inoltre, mi pare di scorgere tra la nebbia invernale che ci avvolge, una sorta di mercificazioneed alienazione del dolore, attraverso attività che si spendono e divulgano il proprio verboin ragione più per una posizione che per un diritto morale acquisito in forza di una presunta autorevolezza, sete di verità, giustizia e certezza.
E’ quindi, tema centrale di questa lettera oltre all’etica-moralità e’ la Giustizia ottenuta in virtù della verità e certezza, in quanto unico criterio che consente di riconoscere la verita’ stessa indipendentemente da qualsivoglia pregiudizio o autorità esterna al soggetto o capacità dialettica e contraddittorio tra le parti che certamente avrà luogo e si spera non notte tempo nel tempio della Giustizia e senza quella spada di Damocle della prescrizione a cui fin ora gran parte dei penalisti in modo piu’ che legittimo invocano come ultima spiaggia e panacea per “i propri mali” in senso metaforico ovviamente in ragione delle presunte malefatte dei propri assistiti al fine di evitargli una condanna e con un colpo due piccioni, le patrie galere.
Detto ciò, credo che nonostante le legittime e fervide attività in corso, il pubblico dei familiari eticamente e moralmente dotati anche se per ora tali virtù sono così poco visibili, non si faranno pilotare e non saranno messe in discussione le poche ma granitiche certezze fin qui acquisite ma anzi con buona probabilità ne emergeranno delle altre perché e’ pur vero che le ingiustizie possono pioverci addosso ogni giorno ma ciò non scalfiggerà le virtù e moralità delle persone che ritengono di operare nel giusto rispettando la legge e che perseguiranno senza timore alcuno le proprie azioni secondo le proprie convinzioni ed “asfalteranno” (in senso metaforico ovviamente) chi vorrebbe o auspicherebbe ardentemente il contrario.
Tornando al concetto di etica e moralità il
tentativo più o meno celato di influenzare le anime deboli in un contesto di difficoltà e sconforto esprimono una precisa raffigurazione dell’immoralita’ e non a caso vorrei affermare con forza quanto poc’anzi indicato dopo aver letto e sentito espressioni che vanno ben oltre ogni grado di decenza; ricordo inoltre, che mettere in dubbio l’etica e la morale dei comportamenti altrui e cioè dei familiari, dei legali coinvolti sia per la difesa degli indagati sia per la difesa dei familiari, degli inquirenti e’ cosa lecita ma credo però sia moralmente discutibile ed eticamente inaccettabile quando si esprimono delle falsità tentando di transfigurarle in verità assolute con la tendenza a prefigurare attività gravemente diffamatorie.
Ad esempio, previo errori di cui fin d’ora nel caso mi scuso, mi pare di aver letto ed ho certamente ascoltato affermazioni quali: “hanno utilizzato i massmedia per creare aspettative lucrative per i familiari o nel tentativo di cercare notorietà”, o che “le attività in corso possano addirittura intralciare le indagini e le prove dei reati” in relazione ad accusa ma anche per la difesa, Boh? o che “gli indagati ed i loro legali siano oggetto di un linciaggio mediatico” o che “non vi siano evidenze tali da poter identificare le persone offese e non possa accadere in un prossimo futuroe per tale ragione “non sia possibile alcuna azione legale singola o collettiva, che sia tutta una sceneggiata, che non siano perfettibili analisi tecniche e scientifiche per stabilire la nature di quanto impropriamente definito come ceneri funerarie”, che “non vi sarà alcuna giustizia perché in Italia funziona così”, che “vi siano interessi tali per i quali si sgonfierà tutto entro breve termine” ecc., insomma una moltitudine di affermazioni inesattezze o fandonie di cattivissimo gusto o frutto di una insopportabile saccenza o qualunquismo, ma che però creano disorientamento e che non sono giustificabili ed accettabili sia da un punto di vista morale che etico.
Atteggiamenti
, comportamenti, asserzioni di natura incomprensibilmente illogica, ostativa che esprimono un “ si fa tanto per dire….da bar” con tutto il mio rispetto per le attività commerciali ed in quanto tali per certi versi offensivi rispetto a chi prova “dolore” al “quadrato” per questa vicenda e che non porteranno a nulla ma che qualificano il degrado etico e morale della nostra società in cui taluni operano schermati da una appartenenza ad uno specifico settore professionale o per il loro stato sociale o semplicemente perché affermano cose di cui ne ignorano la natura e la gravità e l’impatto sociale e psicologico subito dal ricevente, o per interessi personali o corporativi o per una beatissima ignoranza e così via ed il mio personale augurio e’ questo e cioè che la verità emerga in ogni caso e vi sia giustizia “morale” anche a beneficio di chi e’ oggi e’ eticamente e moralmente deprecabile.
Termino con ossequio questa lettera nella speranza di non averla assopita o forse terribilmente tediata certo del fatto di aver in qualche modo espresso concetti di non facile lettura e comprensione ma mi conceda un ultima citazione di Wittgenstein “Su ciò di cui non possiamo parlare, è meglio tacere” e mi sembra una affermazione al quanto saggia, ma per nulla coraggiosa perché in ogni caso si giungerà a scoprire la verità e quindi confido nelle parole di Martin Buber (chiedo scusa per l’ulteriore citazione) Se tu hai acquistato conoscenza, allora soltanto sai quel che ti manca” per cui ritroviamo il desiderio di continuare a cercare la Verità qualunque essa sia e di scriverla e raccontarla attraverso i fatti in modo etico e moralmente ineccepibile perché in tal caso avremmo fatto nel nostro piccolo e partendo molto dal basso un servizio degno di “virtù” nell’interesse non solo di chi li ha scritti e divulgati ma della nostra comunità e perché no pensando in grande delle volte le cose accadono anche del nostro amato paese e dell’umanità intera.

La saluto con gratitudine per aver letto e forse pubblicato ciò che ho qui scritto e le porgo i miei più distinti e cordiali saluti.

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