BI24_FLASH_l’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Il processo a Buzzi e Carminati, dimostra che Mafia Capitale esiste”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Debbo dire che i problemi della giustizia sono sempre più pesantemente difficili da comprendere, anche perché, in apparenza, a volte urtano, come in questo caso, contro le basi più elementari della logica. E’ accaduto qualche giorno fa nell’ambito del processo penale contro Salvatore Buzzi e Massimo Carminati: era un giudizio di forte rilievo psicologico per la qualità estremamente ‘significativa’ dei due soggetti appellanti ed in effetti, stando alle premesse, era ed è difficile prendere atto della riduzione della pena, visto il riconoscimento della nuova ‘aggravante’ prevista dall’articolo 416 bis del codice penale (vale la pena di ricordare che l’art. 416 bis prevede per “coloro che promuovono, dirigono o organizzano l’associazione sono puniti, per ciò solo, con la reclusione da nove a quattordici anni”).
E soprattutto, è bene ricordare, anche per sottolinearne adeguatamente la gravità, il riferimento al testo del codice penale per stabilire in modo chiaro che cosa prevede uno di questi ‘gruppi’: “L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri al fine di impedire o di ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé in occasione di consultazioni elettorali. Se l’associazione è armata si applica la pena della reclusione da nove a quindici nei casi previsti dal primo comma e da dodici a ventiquattro anni nei casi previsti dal secondo comma”.
Ed allora, dopo cinque ore di camera di consiglio, ecco che viene riconosciuta la sussistenza del citato art. 416 bis del codice penale che, di fatto, aggrava pesantemente la posizione dei due soggetti di cui ci stiamo occupando, ovviamente insieme ad altri. Ed è assolutamente normale che sia legittimo pensare all’aumento della pena globale inflitta sia a Buzzi che a Carminati: ed invece no! Abbiamo assistito, (e francamente diventa difficile da ‘trangugiare’!) ad una complessiva e pesante (tenuto conto del riconoscimento della sussistenza dell’art. 416 bis) diminuzione della pena: rifacendo la storia giudiziaria, in primo grado, e senza il riconoscimento dell’associazione mafiosa, le pene inflitte a Carminati e Buzzi furono di anni 20 e anni 19 di carcere. Il paradosso è che, pur con il riconoscimento dell’associazione mafiosa le pene definitive sono passate dagli originari 20 anni di reclusione agli attuali 14 anni e sei mesi per Carminati e dagli originari 19 anni agli attuali 18 anni e 4 mesi per Buzzi!
E’ difficile da comprendere la complessiva riduzione della pena, anche se tecnicamente può forse starci! Questa è l’Italia ‘democratica’ che dobbiamo sopportare. Io sono avvocato ma quando qualcuno mi chiede spiegazioni su questo punto, onestamente faccio fatica a dare una credibile risposta: vedo soltanto persone che scrollano la testa facendo commenti che lascio a tutti Voi immaginare.

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