BI24_FLASH_BIELLA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “La situazione della politica locale, continua a preoccuparmi…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Ho avuto modo di svolgere alcune modeste riflessioni in ordine al mondo politico biellese ed al suo rapporto con lo scenario partitico nazionale e debbo confessare che sono, sinceramente, abbastanza preoccupato. Salvo alcune lodevolissime eccezioni, la mia personale opinione continua decisamente ad essere colpita dalla sostanziale assenza di un ‘passato politico’ per tutti, o quasi, i soggetti che calcano la scena nazionale e locale. In parole povere, se si escludono Gilberto Pichetto (ora di Forza Italia e, in passato, sul versante della sinistra), mio figlio Andrea Delmastro e il ‘faviano’ ed ‘anti-pichettiano’ Roberto Pella, gli altri nominativi, Cristina Patelli e Lucia Azzolina, sono del tutto sconosciuti.
Poi abbiamo altri “notabili”, come Emanuele Ramella Pralungo, che raggiungono vette di impreparazione difficilmente superabili: e questi personaggi abbondano nel mondo partitico. Nulla di male, naturalmente, anzi, forse vi sono elementi certamente positivi in quanto i gruppi parlamentari di appartenenza ancora non li hanno ‘accalappiati’ e ‘messi in riga’. Ma credo che sia fatalmente ‘breve’ la loro ‘verginità’, in quanto già in questi giorni ed addirittura in queste ore li hanno ‘assorbiti’ fagocitando la loro libertà: ed è inevitabile, forse, che tutti questi personaggi si affidino a soggetti più ‘esperti’ e ‘navigati’ di loro.
Ma come si può fare, dunque, per mantenere entusiasmo e soprattutto ‘ purezza’? E’ difficilmente immaginabile che i ‘padroni del partito’ rinuncino al vantaggio di esprimere la loro ‘forza’ che, spesso, si rivela essere ‘prepotenza’ e ‘prevaricazione’: forse è addirittura impossibile far coincidere la libertà soggettiva con i doveri della organizzazione di gruppo, perché la ‘appartenenza’ fatalmente genera una parziale rinunzia (non necessariamente negativa!) al significato strettamente ‘personale’ della nomina a membro del Parlamento, così come previsto dalla filosofia storica della elezione.
Debbo confessare che, in parte, la situazione, nel corso degli ultimi lustri, è peggiorata: un tempo era assolutamente impraticabile, o altamente improbabile, che finissero, fra gli eletti, uomini o donne di assoluta ‘sconoscenza’ del mondo politico: anzi, addirittura, come nel mio caso personale, chiamato a Roma da Giorgio Almirante subito dopo la nomina a consigliere comunale a Biella, mi sentii dire che per i primi sei mesi dovevo tacere, ascoltare e riflettere, malgrado fosse già da parecchio tempo che facevo attività politica, ‘filtrata’ dal partito di appartenenza. Insegnavano, in altre parole, il ‘rispetto’ per la cosa pubblica e fors’anche il ‘timore’ per un ruolo che portava con sé l’obbligo della preparazione, della cultura, del ‘sapere’, della competenza.
Così ho la sensazione che non sia più, ed anzi addirittura vi è una sorta di ‘orgoglio’ nel voler precisare che nulla si ha a che vedere con le modalità della politica. Insomma, diventa francamente difficile comprendere come si possa da una parte essere ‘soldati’ di un esercito che dovrebbe essere di competenti e, dall’altra, essere uomini autenticamente liberi come prevede filosoficamente e storicamente il regime elettorale. Forse il nostro sistema propone questioni e problemi irrisolvibili e forse, comunque, occorre riuscire a trovare un non semplice equilibrio fra libertà individuale e organizzazione politica di gruppo: la nostra società è sempre più complessa, articolata e complicata. Ma cerchiamo di non ‘impoverirla’ aprendo le porte a persone non adeguatamente preparate.

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