BI24_FLASH_OSPEDALE/1. L’Asl Biella: “Prevenzione e lotta alla cronicità: la sfida del progetto Empowering Hospital”

_Riceviamo da Asl Biella e pubblichiamo:
Modificare uno stile di vita con un supporto diretto già a partire dalla fase di dimissione dall’ospedale. Si sviluppa all’interno di una realtà ospedaliera pubblica come quella dell’Asl di Biella, votata alla diagnosi e cura, la consapevolezza che per mutare un comportamento scorretto occorre agire con interventi personalizzati in grado di incidere sulla consapevolezza.
Sono stati presentati oggi a città Studi, a Biella, i risultati della ricerca condotta nell’ambito del progetto europeo Emp-H Empowering Hospital. Lo studio cofinanziato dall’Unione Europea – attraverso il programma HEALTH 2014/2020 – che vede l’ASL di Biella capofila e il coinvolgimento dell’Università del Piemonte Orientale, in una partnership di respiro internazionale in cui sono protagonisti anche l’Ospedale La Fè di Valencia – Spagna, l’Università di Dublino – Irlanda, la Lithuanian Sclerosis Multiple Union – Lituania.
Le statistiche dimostrano che vi sono forti disparità nell’accesso ai servizi di assistenza; tutto ciò si determina in un momento storico in cui gli europei vivono più a lungo, ma spesso non in buona salute. Il progetto raccoglie la sfida di poter strutturare un modello di approccio alle buone pratiche, facilmente esportabile.
Fin dall’inizio come Azienda – ha sottolineato il direttore generale dell’Asl di Biella Gianni Bonelli – abbiamo creduto nel valore di un progetto che puntasse alla prevenzione perché convinti che come Asl uno dei nostri obiettivi sia anche quello di intercettare proprio dall’interno quei comportamenti errati che, se trascurati, possono trasformarsi in cronicità. Penso che i risultati ottenuti possano essere un valido punto di partenza, anche in un’ottica di revisione di alcuni percorsi assistenziali che così potrebbero essere più a misura di paziente: dentro, ma soprattutto fuori dalle mura dell’ospedale”.
Oltre 800 le persone reclutate all’interno dell’Asl di Biella, con un’età compresa tra i 40 e i 75 anni.
Anche le strutture di Lituania e Valencia hanno reclutato altri pazienti, per un campione totale di circa 1100 persone. Sono stati creati due gruppi: uno definito di intervento e uno di controllo. I soggetti inseriti nel gruppo di intervento avevano la possibilità di effettuare colloqui con gli psicologi, mentre quelli che facevano parte del gruppo di controllo erano coloro che ricevevano informazioni sugli stili di vita.
I dati hanno evidenziato un netto miglioramento in coloro che si sono sottoposti al colloquio con gli psicologi. Una delle novità dello studio è stata quella di prevedere non solo il coinvolgimento dei pazienti e delle loro famiglie, ma anche degli operatori attingendo a diversi reparti dell’ospedale: diabetologia, oncologia, cardiologia, dietologia e medicina del lavoro.
Nel gruppo d’intervento il 59% ha ridotto l’abuso di alcol, contro il 34% del gruppo di controllo in cui le persone hanno avuto una informazione più generalista. Un cambiamento particolare è stato riscontrato in modo particolare per il così detto binge drinking, cioè l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo breve: 83% del gruppo di intervento, contro il 61% del gruppo di controllo. Anche nel raggiungimento del livello raccomandato di attività fisica moderata/vigorosa si ritrovano dati positivi con un 27% del gruppo di intervento che ha cominciato a fare più movimento rispetto al 12% del gruppo di controllo.
“Fin dall’inizio come Azienda – ha sottolineato il direttore generale dell’Asl di Biella Gianni Bonelli – abbiamo creduto nel valore di un progetto che puntasse alla prevenzione perché convinti che come Asl uno dei nostri obiettivi sia anche quello di intercettare proprio dall’interno quei comportamenti errati che, se trascurati, possono trasformarsi in cronicità. Penso che i risultati ottenuti possano essere un valido punto di partenza, anche in un’ottica di revisione di alcuni percorsi assistenziali che così potrebbero essere più a misura di paziente: dentro, ma soprattutto fuori dalle mura dell’ospedale”.

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