BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Le elezioni non contano… Per Merkel siamo un Paese irrilevante”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Lo ha detto chiaramente Angela Merkel, in modo riservato ma deciso: “l’Italia è irrilevante, indipendentemente dal colore politico”, questa dichiarazione fatta dalla “tedescona” a Davos, nel corso di “un incontro ristretto” è stata registrata e riportata nel dettaglio da Mario Platero, storico corrispondente da New York per il Sole24ore, in un retroscena descritto per La Stampa.
La dichiarazione della Merkel è stata fatta in occasione dei colloqui che preparano la probabile nomina di tale Jeans Weidmann, alla guida della ‘Bce’ in sostituzione di Mario Draghi, quando l’anno prossimo scadrà il suo mandato. La dichiarazione sprezzante nei confronti dell’Italia, più che una denigrazione costituisce una constatazione del peso quasi nullo che l’Italia rappresenta nel contesto europeo ed atlantico per quello che riguarda le decisioni che contano. Fra queste decisioni possiamo considerare la nomina del nuovo presidente della ‘BCE’, come le altre direttive decise dalla Commissione Europea dove la parte decisoria è sempre e comunque rappresentata dalla Germania, che sia riferita alle
normative sulle Banche o alle direttive sulle migrazioni, come anche le normative sul bilancio o sulle disposizioni relative all’agricoltura, al commercio, ecc…
Secondo ‘Die Welt’, per la nomina dell’attuale capo della “Bundesbank” la Merkel ha già mosso le sue carte e risulta già definito un accordo con i socialdemocratici (e con portoghesi e spagnoli) per assicurare alla Merkel un uomo di sua fiducia. Non è l’Italia un paese che abbia voce in capitolo. D’altra parte se non hai peso politico non puoi trattare e non puoi incidere, sei l’ultima ruota del carro.
Da quando l’Italia si trova vincolata nel sistema dell’euro, priva di una propria moneta, i governi si devono soltanto adeguare a quanto gli oligarchi della UE decidono su “suggerimento” della Germania che tutela i propri interessi a scapito degli altri soci della UE, come attesta il gigantesco ‘surplus’ della bilancia dei pagamenti tedesca che registra
circa 300 miliadi di dollari all’anno. Come dimostrato a suo tempo dalla vicenda del “Fondo Salva Stati” quando l’Italia ha contribuito, con decine di miliardi pubblici, a salvare le banche tedesche e francesi oberate dai crediti inesigibili.
La Germania risucchia nella sua economia tutto quello che perde l’Italia in competitività ed in buona parte anche in fuga dei cervelli e delle tecnologie industriali più di nicchia che emigrano dal “bel paese” in fuga da burocrazia, imposte e vessazioni varie. Della debolezza italiana approfittano le grandi multinazionali per acquisire le aziende più importanti del ‘Made in Italy’ ed in questi ultimi anni abbiamo assistito all’acquisizione di quasi 500 marchi nostrani finiti in mano straniera, in un saccheggio delle aziende e del
patrimonio industriale italiano che non accennano a fermarsi.
L’Italia è divenuta il Paese dello “shopping”: non tanto per i turisti che vengono a spendere nei nostri negozi ma alle aziende del ‘Made in Italy‘ che finiscono nelle mani di ‘holding’ straniere, finendo per perdere la loro identità (e spesso anche i poli produttivi che
traslocano all’estero). Questo spiega il fatto che la Merkel consideri ”ininfluente” il paese Italia e la Germania seguita a trainare il carro della UE ben attenta che tutti i soci seguano il percorso stabilito.
Sono i tedeschi che decidono il destino dell’Europa ed in particolare quello di una Italia
divenuta “irrilevante”. Merkel con Renzi (“ce lo chiede l’Europa”): tale è il risultato delle politiche succubi a Bruxelles ed a Berlino svolte dai vari governi ed in particolare da quello di Monti, di Letta, di Renzi e di Gentiloni, perdita di settori industriali strategici, perdita di aziende del ‘Made in Italy’ e conseguente perdita di prestigio e di peso economico e politico. Un grazie particolare i cittadini italiani lo devono a quanti dicevano “ce lo chiede l’Europa” ed oggi cercano di mantenersi a galla nonostante tutto.

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