BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “In 13 anni hanno chiuso 27.000 ditte, ma i candidati non ne parlano…”

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_Sandro Delmastro delle Vedove
Ecco le cose più incredibili di questa ‘banditesca’ campagna elettorale, caratterizzata dal fascistissimo (e, in questo caso, male applicato!) motto “me ne frego” da parte di tutti i candidati all’elezione e soprattutto ecco il risultato della incapacità di governare da parte di questi soggetti, sintetizzato dal titolo drammatico di un quotidiano: “In 13 anni hanno levato le tende 27.000 società”. Non ho sentito un solo partito o un solo candidato sottolineare questo dato numerico letteralmente spaventoso: eppure questo è elemento che dovrebbe attirare l’attenzione preoccupata di tutti i partiti e di tutti i candidati. Per quale ragione, invece, nessuno pare allarmato? Possibile che non vi siano soggetti, fra i candidati, che abbiano la percezione della estrema gravità di questa tremenda ‘fuga’ delle aziende produttive dal nostro territorio? Ogni giorno, ormai, assistiamo, anche televisivamente, a decine/centinaia di lavoratori, fermi fuori dai cancelli delle aziende, letteralmente terrorizzati, che cercano alternative che ormai soltanto un cretino come il Ministro Calenda può intravedere, immaginando di poter fermare le decisioni delle molte aziende che ormai cercano soltanto di evitare la ‘decozione’ o comunque che tentano di avere un possibile futuro commerciale e produttivo. Ma in particolare la domanda scomoda è la seguente: se abbiamo i costi del lavoro e il fisco di un paese ricco e sviluppato, come pensiamo di poter competere su produzioni che ormai sono alla portata dei paesi in via di sviluppo? Al netto delle possibili irregolarità che la Commissaria europea Sig.ra Margrethe Vestager, responsabile della concorrenza. Non mancherà di censurare e gestire auspicabilmente le criticità più urgenti con un eventuale fondo che ammortizzi la transizione, dove andiamo dopo? Ci rendiamo conto che stiamo correndo il rischio che i fondi Ue, anziché creare nuovi posti di lavoro, semplicemente li ‘spostino’ da uno Stato all’altro, muovendo dalla situazione del divario troppo evidente dei prezzi fra i vari Stati. Questo dovrebbe essere il primo problema in assoluto dell’Italia, senza la cui soluzione (e sino a che c’è Calenda non vi saranno alternative, avendo egli già ampiamente dimostrato di … non capire!) il nostro Paese continuerà a ‘piangere’ per le aziende che se ne vanno, senza che ve ne sia una sola che decida di ‘allocarsi’ stabilmente tra… ‘le Alpi e le piramidi’. Queste sono le domande che, tutti, dobbiamo rivolgere ai candidati delle imminenti elezioni: e poiché io, pessimisticamente, continuo a ritenere che siano pochi coloro che abbiano acume e preparazione (anche fra i vertici!), sono profondamente ed irrimediabilmente pessimista. Ecco perché il ricordo del passato continua sempre più ad affascinarmi!

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