BI24_FLASH_L’ITALIA VISTA DA BIELLA. Sandro Delmastro: “Papa Bergoglio, fa troppa ‘politica’ in favore di chi non è cristiano…”

_Sandro Delmastro Delle Vedove
Colgo molte critiche, a volte addirittura condivisibili, a Papa Francesco per i suoi atteggiamenti sull’immigrazione, lo ‘ius soli’ e sul suo recente viaggio in Myanmar; ed in genere per i suoi atteggiamenti. Gli si imputa (a mio avviso più che giustamente!) di spingersi troppo su questi temi, di “far politica” in modo improprio oltre che di dimenticare troppo facilmente le sofferenze di tanti cristiani perseguitati per la loro fede e per la fedeltà alla medesima.
Credo che le critiche dovrebbero tener conto che il Papa rappresenta una Chiesa cristiana diffusa nel mondo in cui i cattolici europei sono numericamente ormai minoranza, ma soprattutto, se vogliamo a tutti i costi trovare una giustificazione alla ‘caduta libera’ della fede cristiana, che il fondamento del Vangelo è indubbiamente il comandamento di amare il prossimo ed è quindi dovere primario del Papa richiamare i cristiani ad interessarsi nei diversi modi e in tutte le situazioni del proprio “prossimo”, qualunque esso sia (ripeto che si tratta non di un mio personale convincimento ma della necessità di una spiegazione che possa evitarmi l’angoscia di una difficoltà di comprensione!).
Non condivido quando il Papa ritiene che questo possa avvenire con leggi come lo “ius Soli”, ovvero su tematiche politiche molto complesse e discutibili mentre preferisco condividere quando Papa Francesco richiama l’attenzione del mondo sui più deboli e disperati e su guerre e genocidi, ovunque abbiano luogo (anche se forse vi è un’abbondanza eccessiva di retorica.
Non ho condiviso la scelta del Papa – di ritorno due anni fa da una rapida visita a Lesmo, in Grecia (diventata la spiaggia di sbarco in Europa di migliaia di profughi siriani) – di riportare a Roma alcune famiglie di profughi stranamente solo musulmane e non anche alcune famiglie cristiane, così come penso che dovrebbe insistere di più a ricordare i tanti patimenti dei cristiani nel mondo, a cominciare dal Medio Oriente dove vengono discriminati e sterminati dagli estremisti musulmani e dove invece vi è uno strano e ‘colpevole’ silenzio.
Troppe volte, francamente, noi cristiani dimentichiamo cosa soffrano e rischino questi nostri fratelli e non dobbiamo ricordarli (ed aiutarli) in “odio” ai musulmani, ma per fraternità di fede e nella preghiera. Anche per questo in Italia abbiamo il dovere di difendere la nostra fede riproponendo senza paura ciò che fa parte delle nostre tradizioni (come ad esempio il Presepe di Natale, che sembra ‘dimenticato’ proprio dai … cristiani!) da non nascondere per l’ingiustificata e francamente odiosa paura di “offendere” chi non è cristiano! La “laicità” è un diritto per chi non crede, ma spesso è l’anticamera della perdita totale di ogni identità con risultati catastrofici nei rapporti sociali: e la cronaca ce lo insegna tutti i giorni!
Penso che il Papa abbia fatto bene a ricordare il dramma della popolazione Rohingya in Birmania, ma la vera questione è che dobbiamo porci la domanda non tanto su cosa faccia di bene o di male il Papa (anche se, francamente, diventa sempre più istintivo porco interrogativi sulla figura del Pontefice), ma cosa facciamo noi nei confronti dei drammi del mondo di cui parliamo poco e ai quali raramente pensiamo. Ci sono troppe situazioni critiche dove a soffrirne è sempre e prima di tutto la povera gente innocente, così come l’indignazione per il terrorismo va a singhiozzo a seconda di come vengono diffuse le notizie.
Gli almeno 345 musulmani sufi ammazzati dall’ISIS nel Sinai venerdì scorso sono “passati” sui ‘media’ solo con un brevissimo filmato, così come pochi osano parlare dell’autentico dramma dei Curdi o delle conseguenze delle politiche dei vari dittatori sanguinari africani (ormai maggioranza), spesso rispettati, riveriti ed addirittura ossequiati a livello internazionale. Troppe volte scatta il preconcetto politico dei ‘media’’ che, come al solito spudoratamente orientati a sinistra) come sempre hanno i “cattivi” di serie A mentre sorvolano o minimizzano su altri.
Quanti ragazzi (ai quali ogni giorni si parla dei misfatti del ‘nazismo’ e del ‘fascismo’) hanno mai appreso a scuola qualcosa dei genocidi di Stalin in quello stesso periodo o – per restare all’Asia – chi ha conosciuto il dramma dei Montagnard, popolo letteralmente sterminato dai comunisti vietnamiti o degli Uiguri, deportati a centinaia di migliaia dai cinesi che hanno ripetuto la tragedia del Tibet, la cui occupazione e distruzione deve assolutamente essere tenuta sotto silenzio per non rovinare i commerci con Pechino?
Se Papa Francesco “provoca” (sempre ammesso che questa sia la giusta interpretazione) credo lo faccia anche per svegliare le coscienze di cristiani superficiali, addormentati o pigri che non sanno nulla di cosa voglia dire essere cristiani là dove sei minoranza e dove ti torturano e ti uccidono, quando vivere la propria fede significa, appunto, letteralmente rischiare la vita.
Natale si avvicina: per una volta passiamo un po’ di tempo a cercare di informarci e a riflettere su cosa succede nel mondo e forse comprenderemo meglio (sperando che sia giusta l’interpretazione) anche le parole di Francesco. Detto ciò, non credo che vi sia nulla di male continuare a ritenere di difficile comprensione molte delle frasi e dei princìpi che il Papa pronuncia e che, a volte, creano sgomento fra i credenti nel mondo dei cristiani.

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