BI24_FLASH_LA QUESTIONE. Mosca ed Ercoli: “Il progetto ‘Condividere le cultura’, non ha nulla a che fare con l’alternanza scuola-lavoro”

_Michele Mosca (segretario Lega Nord)
_Alessio Ercoli (Giovani Padani)

Recentemente gli studenti delle classi 3^, 4^ e 5^ dell’IIS “Q. Sella” hanno ricevuto una comunicazione dalla presidenza per l’avvio, per il secondo anno consecutivo del progetto “Condividere la cultura. Da studente a studente”. Tale progetto consiste in una serie di lezioni in cui gli studenti insegnano ai richiedenti asilo l’alfabetizzazione informatica ed apprendono la realtà dei rifugiati, fin qui non ci sarebbe nulla da eccepire, ogni allievo accede volontariamente al progetto decidendo come occupare il proprio tempo libero.
Nella stessa circolare però vi è scritto che si tratta di un progetto di alternanza scuola lavoro, definizione che già l’anno scorso ci indusse a delle riflessioni per cui chiedemmo anche un incontro con il Dirigente Scolastico che a tutt’oggi è rimasto disatteso. Poiché l’esperienza di alternanza scuola lavoro introdotta dalla Riforma Renzi Giannini nel 2015 prevede dei paletti ben precisi e ha come scopo fornire allo studente delle nozioni coerenti con l’indirizzo di studio seguito, ci pare che questo progetto nulla abbia a che fare con le direttive ministeriali, sembra infatti di assistere ad un’inversione dei ruoli, ovvero non è lo studente che va in azienda per confrontarsi con il mondo del lavoro e fare un esperienza formativa sotto il diretto controllo di un tutor, ma è esattamente il contrario, lo studente diventa professore al servizio – gratuito – di un altro soggetto.
Fermo restando la libertà di scelta di ognuno ed in attesa di avere dei chiarimenti da parte del Dirigente Spagnolo, riteniamo che il modo in cui viene presentato agli allievi il progetto sia quantomeno ambiguo e ai limiti delle disposizioni legislative, invitiamo pertanto le Cooperative e l’Istituto Sella, se intendono proseguire su questa strada a considerare gli allievi come dei veri e propri dipendenti (come avviene per il progetto alternanza scuola lavoro) assicurandoli presso l’INAIL, contro i danni da responsabilità civile e garantendo loro la formazione di base relativa alla salute e alla sicurezza sui luoghi di lavoro in relazione alla mansione che andranno a ricoprire. In alternativa, sarebbe opportuno chiamare le cose con il loro nome e smetterla con questo servilismo nei confronti delle cooperative che percepiscono una quota di 35 euro per ogni migrante ospitato nelle strutture e a cui le stesse dovrebbero mettere a disposizione corsi di alfabetizzazione e percorsi vari per migliorarne l’integrazione.
L’alternanza scuola-lavoro prevede inoltre che i ragazzi siano accolti in “ambienti di apprendimento favorevoli alla loro crescita”, mentre registriamo che in questo progetto non si prospetta né un apprendimento (in quanto sono gli studenti che insegnano qualcosa che sanno già ai richiedenti asilo) né una crescita (poiché così facendo non traggono un quid in più, ma lo cedono semmai a chi beneficia davvero dell’alternanza al posto loro: sempre i richiedenti asilo). Pertanto, invitiamo nuovamente il Preside a valutare l’opportunità, da noi suggerita un anno fa, di intraprendere un progetto che sia più favorevole e produttivo per gli studenti e non per qualche cooperativa ed i soggetti da esse lautamente ospitati.

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