BI24_FLASH_ASL BIELLA: reazioni avverse ai farmaci, un studio dell’Ospedale è stato premiato dalla rete “Hph” ad Aosta

_Riceviamo dall’Asl Biella e pubblichiamo:
È possibile ipotizzare che le reazioni avverse ai farmaci abbiano una preferenza di genere? È questo l’interrogativo di partenza alla base dello studio, firmato ASL BI, presentato ad Aosta in occasione della conferenza nazionale della rete HPH (Health Promoting Hospitals&Health Services), l’organismo internazionale per la promozione della salute negli ospedali.
Un lavoro di squadra che ha ottenuto il secondo premio nella sessione poster per le motivazioni che lo hanno contraddistinto e per l’immediatezza grafica della presentazione.
Curato da Paola Trevisan, Laura Lanzone, Lucia Clemente e Davide Feletti, questo studio è frutto dell’elaborazione di dati raccolti tra settembre 2012 e giugno 2015. Alla base vi sono le segnalazioni di reazioni avverse ai farmaci raccolte attraverso la classica scheda messa a punto dall’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco. Una rilevazione che ha visto la farmacia ospedaliera impegnata a raccogliere i casi emersi in pronto soccorso e il farmaceutico territoriale dell’ASL i dati rilevati dai medici provenienti dal territorio.
Una attività, quella della farmacovigilanza (ADR), consolidata in Azienda e di cui è responsabile la dott.ssa Lucia Clemente, del farmaceutico territoriale dell’ASL BI diretto da Laura Pivano. Il cittadino che ritiene di avere sintomi e segni dopo l’assunzione di un farmaco può comunicarlo e verrà compilata l’apposita scheda ministeriale per la notifica all’AIFA. Le segnalazioni arrivano da medici specialisti ospedalieri, dai farmacisti esterni, dai cittadini, oltre che dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta.
Su un totale di 286 schede raccolte in pronto soccorso il 58,04 % si riferisce a donne, contro un 41,96 % di uomini; 138 i casi gravi e di questi circa il 56% sono donne. Nel periodo settembre 2013 fino alla fine di agosto 2017 su un totale di 516 schede di ADR raccolte, comprendenti pronto soccorso e medicina generale, il 58% dei casi era rappresentativo di donne.
Numeri che vanno analizzati e interpretati tenendo conto di diversi aspetti. “Nonostante la letteratura e i dati di segnalazione avversa suggeriscano una maggiore frequenza di reazioni avverse nel sesso femminile – spiegano gli specialisti che hanno curato lo studio – è evidente che la maggior parte delle informazioni disponibili deriva spesso da analisi di studi clinici e da segnalazioni che non hanno considerato il determinante sesso-genere nella sua complessità, includendo dunque variazioni farmaco-dinamiche e ormonali, periodi critici, stili di vita, eccetera. Siamo quindi di fronte a un vuoto che va colmato con ulteriori ricerche anche nella prospettiva di ridurre le reazioni, tanto negli uomini quanto nelle donne”.

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