BI24_FLASH_PUNTI DI… SVISTA. Delmastro, Spaudo e Scassa: “Ecco come l’economia, ha fermato la rivolta catalana…”

_Sandro Delmastro, Raffaella Spaudo, Sergio Scassa
A Barcellona, d’improvviso, le strade e le piazze ora si sono riempite di centinaia di migliaia di persone che la pensano diversamente dai gruppi di “indipendentisti” che hanno manifestato quattro settimane or sono.
E dunque, ed indipendentemente da quello che hanno scritto i giornali nazionali (quasi tutti di sinistra), ci troviamo di fronte ad una realtà profondamente diversa da quella che ci era stata entusiasticamente ‘propinata’ nei primi giorni della ‘rivolta’, quando ormai sembrava inarrestabile (ma era soltanto il ‘bombardamento’ mediatico ordito dalla stampa internazionale di sinistra) la rivolta contro lo Stato unitario. Ora i ‘superficiali’ della sinistra stanno già piangendo.
E’ stata infatti sufficiente la reazione di molte importanti aziende (banche, industrie, imprese, grossi centri commerciali), che hanno ritenuto di spostare la sede sociale, per far comprendere improvvisamente come la decisione della indipendenza fosse complessa e drammatica anche sotto il profilo pratico e con considerazioni concrete e, già ora, profondamente ed irrimediabilmente negative per gli interessi economici per l’intera area catalana.
Ed improvvisamente ecco che i grandi giornali che parevano avere sposato con paurosa ed inaccettabile superficialità le tesi ‘indipendentistiche’ delle Autorità di Barcellona, ora forse si rendono conto di avere avviato un maldestro meccanismo senza concrete speranze di successo.
Sembra di essere tornati nel 1936, quando (sempre la sinistra!) avviò un processo disastroso che semplicemente ‘regalò’ agli spagnoli lutti e tragedie terribili, che evidentemente non sono state sufficienti a far riflettere i catalani ‘indipendentisti’. Ma non soltanto la sinistra ha deciso di appoggiare le rivendicazioni indipendentistiche: anche la Destra italiana sembra avere sposato le tesi più strane ed anti-nazionali.
Il pensiero della Destra è tutto racchiuso nel rabbioso articolo di fondo, a firma di Renato Farina, apparso su “Libero” di lunedì 9 ottobre 2017: “Detto più semplicemente e volgarmente: il popolo non conta un cazzo. Non c’è bisogno di essere dei geni leonardeschi per afferrare il concetto.
Se una nazione con voto a maggioranza prova ad alzare la testa per far valere i propri desideri, perfettamente in linea con la dichiarazione dei diritti umani dell’Onu (1948) e della Convenzione europea dei diritti umani (1954), viene trattata come se volesse costituirsi in Stato canaglia, a cui togliere pane, acqua e aria”.
Ora, dunque, con le ultime notizie apparse sulla stampa nazionale ed internazionale, è ‘spuntata’ una nuova maggioranza, o comunque una maggioranza più ragionevole e prudente ed improvvisamente si fanno vedere, a centinaia di migliaia, gli spagnoli che dichiarano di continuare a credere in modo deciso nell’unità della Nazione iberica.
E la stampa vive questa nuova ed inattesa realtà con evidentissimo imbarazzo e con rabbia malcelata. Non sappiamo che cosa accadrà nelle prossime ore e nei prossimi giorni: sappiamo, però, che le tendenze anti-nazionali si sono improvvisamente ‘raffreddate’ ed impoverite e che la stampa italiana deve riprendersi dallo “choc” e dalla bruttissima figura fatta fino a questo momento. Ma quando mai – ci chiediamo – potremo finalmente avere una informazione corretta, realistica e credibile?

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