BI24_FLASH_IL CASO. Corano a scuola, il comitato “Marincola” predica bene e razzola male: “L’identità si contamina”. Già…

_Comitato il Biellese accoglie “Giorgio Marincola”
In una società coerente con i dettami costituzionali, democratica ed espressione di uno Stato di diritto, questo intervento sarebbe banale e superfluo, invece siamo costretti a ribadire l’ovvio; vale a dire quanto sia corretta e perfettamente in linea non solo con la grande tradizione pedagogica italiana, ma anche con tutto il retaggio culturale che ha costituito l’uomo moderno, l’iniziativa dell’insegnante di religione che a Chiavazza insegna il valore della conoscenza anche in ambito religioso.
Dovrebbero spiegarci, i paladini neo barbarici delle “nostre radici cristiane”, come pensano di escludere da queste radici non solo l’Islam, ma anche l’uomo greco e il cittadino romano. Dobbiamo noi, piccolo comitato di provincia, ricordare agli islamofobi e xenofobi di tutta Italia che nel VIII secolo Giovanni da Damasco considerava Maometto e dunque l’Islam un’eresia cristiana, tant’è vero che il Corano riconosce la Torah e il Vangelo come rivelazioni divine.
L’ interiorizzazione del pensiero greco nel mondo occidentale è stata possibile anche grazie alla massiccia traduzione su mandato di al-Mansur delle opere di Euclide, Tolomeo, Galeno, Aristotele; questo enorme lascito è giunto in Occidente grazie alla mediazione dell’islam spagnolo: il contatto tra il corpus greco classico, eminentemente scientifico, e l’Occidente latino avviene nella grandiosa Spagna islamica.
Inutile ricordare che tutti i grandi imperi, quello romano in primis, sono diventati tali per avere utilizzato politiche di assimilazione degli usi, dei costumi e dei simboli e non per nulla le divinità dei popoli conquistati entravano di diritto nell’Olimpo romano. Abbiamo fatto questo piccolo excursus per dare forza al grande pensiero teorico sotteso all’opera dell’insegnante Laveder, persona di grande cultura e di grande senso pratico, doti rare, ma che ci auguriamo diventino patrimonio di tutti gli insegnanti della scuola pubblica.
Concludiamo ribadendo che l’identità non è un bagaglio statico predefinito, ma cresce, si modifica, si contamina e può diventare un patrimonio enorme qualora, come nei grandi imperi passati, si abbia la capacità di assimilare e rielaborare in proprio, rispettando le altrui esperienze.

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