BI24_FLASH_L’Italia vista da Biella. Sandro Delmastro: “Dopo l’estate torna la politica. E a proposito di politica e vitalizi…”

_Sandro Delmastro Delle Vedove
Alla ripresa dell’attività politica è tornato a galla il problema del taglio dei “vitalizi” parlamentari e su questa vicenda trovo corretto impostare un discorso che non sia solo basato sulla pura, semplice e banale demagogia, ma che s’inquadri con tutta la normativa vigente.
Peraltro prima di tutto è mio dovere primario pensare a chi campa con 450 euro di pensione minima al mese o con 300 euro di assegno di accompagnamento se è in cattiva salute e quindi, da ex deputato, mi considero comunque un vero privilegiato; ma guardiamo i diversi aspetti del non semplice problema.
Personalmente sono stato un parlamentare che ha versato 10 anni di contributi alla Camera. Il concetto, però, non deve essere personale o solo “quantitativo”, ma il punto centrale – che vale oggi per i parlamentari ma domani potenzialmente per tutti i cittadini – è se sia giusto, oppure no, cambiare le norme in modo retroattivo quando non si può più intervenire ad integrare il proprio destino pensionistico.
Anche perché se è giusto togliere o ridurre il vitalizio ai parlamentari allora perché non si fa lo stesso con i funzionari e dirigenti di Camera e Senato (che guadagnano molto di più dei deputati e nessuno lo dice!), e quindi anche ai dirigenti “politici” (ovvero scelti spesso senza concorso) della Presidenza del Consiglio, della Magistratura e del CSM, della Corte Costituzionale, del Quirinale, delle Regioni, degli Enti Parastatali, delle società pubbliche, spesso e volentieri “distaccati” ma con contribuzioni “figurative” a carico dell’Ente originario (pensate alle migliaia di sindacalisti che non hanno mai effettivamente lavorato)? Perché nessuno si indigna? Perché nessuno allo allo scandalo?
A proposito: un deputato è pagato sostanzialmente come un magistrato: tagliamo allora la pensione anche ai Magistrati? E avete pensato ai dirigenti dello Stato e degli Enti Locali? Sono decine di migliaia e guadagnano spesso più di un deputato. Per equità anche a loro andrebbe dunque “tagliata” la pensione. Se poi deve esserci sempre una pensione commisurata a quanto versato, come la mettiamo con tutti i dipendenti pubblici che sono andati in pensione con solo 14 anni, 6 mesi e 1 giorno di contributi anche figurativi (spesso pensionati/e a solo 30/32 anni e che magari già da 40 anni prendono una pensione sempre rivalutata)?
O i dipendenti ex Alitalia, ENEL, telefonici, ferrovieri, dipendenti delle Poste e di tante altre aziende commissariate o fallite o “ristrutturate” messi in quiescenza per scelta politica ben prima degli anni dovuti? Calcoliamo allora anche a loro le pensioni sui contributi versati: l’articolo 3 della Costituzione dice che la legge deve essere uguale per tutti!
Certo fa “figo” urlare contro la “casta” e magari fa perfino guadagnare voti mettendo sempre tutti indistintamente nel mucchio, ma sommessamente penso si stia creando un precedente giuridico spaventoso e potenzialmente pericoloso per milioni di persone perché, in buona sostanza, non ci si può più fidare dello Stato. Se i “vitalizi” non sono giuridicamente considerabili come pensioni allora dovrebbero essere gestiti dal bilancio interno delle Camere (come tuttora); se invece diventano “pensioni” allora la legge è (o dovrebbe essere) appunto uguale per tutti.
Ma a maggior ragione spiegatemi allora il perché delle “buonuscite” miliardarie dei grandi manager pubblici (tutti nominati e non eletti, liquidati indipendentemente dai risultati raggiunti) e perché un Fazio qualsiasi – visto che comunque è anche lui un dipendente pubblico ! – debba guadagnare da solo alla RAI come circa 12 parlamentari insieme, pur in presenza di un “tetto” di retribuzione a 240.000 euro fissato per tutti i dipendenti pubblici. E’ un governo che non soltanto fa acqua da tutte le parti, ma soprattutto è un governo di cui è non solo legittimo, ma è doveroso avere vergogna!

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