BI24_FLASH_PUNTI DI… SVISTA. Piero Casula: “Fusione comuni? A Trivero, prima, bisogna risolvere certe situazioni…”

_Piero Casula
Visto che il tema della fusione dei Comuni sta tornando di grande attualità, e appare particolarmente caro al Pd biellese, vorremmo chiedere un parere al segretario Paolo Furia riguardo una situazione che a Trivero (giunta a traino Pd) tutti conoscono e che secondo noi rappresenta un problema, a maggior ragione in vista di future fusioni. La situazione è questa: il sindaco di Trivero è sposato con la vice presidente di una cooperativa che ormai da quattro anni è titolare (da sola o con le consorziate) dei più importanti appalti e incarichi che il Comune eroga in ambito sociale.
Per essere chiari, si tratta della cooperativa Tantintenti, che a Trivero gestisce, da sola o nell’ambito del consorzio “Il Filo da Tessere” alcuni servizi scolastici, l’Asilo nido, la ludoteca, i centri estivi per l’infanzia, il progetto Creative Commons e altre iniziative minori, a volte anche finanziate dal privato. Un insieme di attività a cui ultimamente si può aggiungere anche il progetto Sprar per l’accoglienza migranti: questo, in verità, è appaltato a una consorziata, ma sappiamo tutti che il fatturato di ogni “ramo” del consorzio rappresenta una forza per tutti, e una solida difesa contro la concorrenza.
Nulla di illegale, sia chiaro. Ma prima delle elezioni del 2016, l’attuale gruppo di opposizione aveva proposto una sorta di Codice Etico in cui ogni candidato poteva impegnarsi affinchè “non accada mai che soldi pubblici vadano a finire, pur attraverso regolari incarichi e gare di appalto, ad aziende, studi o società nelle quali hanno interessi economici diretti gli amministratori comunali, oppure qualche loro parente stretto, moglie, marito o socio”.
Questo per evitare che un amministratore sia portatore nello stesso tempo di interessi pubblici e privati nell’ambito della sua stessa amministrazione. E per evitare che controllore e controllato siano soci o parenti stretti. Quando si rappresentano i cittadini, non può nemmeno sorgere il sospetto che una propria decisione sia influenzata da altri interessi che non siano quelli pubblici! Ci auguriamo che anche Furia convenga con ciò.
Questa è una regola non scritta che a Trivero (e non solo) è sempre stata osservata, prima dell’avvento dell’era Carli. Ovviamente, infatti, l’attuale sindaco e la sua maggioranza non presero alcun impegno in tal senso. Carli era portatore di questa situazione quando era vicesindaco, l’ha mantenuta irrisolta ora che è sindaco, e non pare abbia intenzione di porvi rimedio nemmeno adesso che si prospettano fusioni di Comuni tra Valle Sessera e Valle di Mosso, operazione dove la sua amministrazione fa evidentemente da locomotiva.
Ma con la fusione è chiaro che il problema diventa sempre più grosso (beninteso, se si ritiene che questo sia un problema). Basti dire, per esempio, che la cooperativa vicepresieduta dalla moglie del sindaco gestisce attualmente (con un’altra coop del Consorzio e con il Consorzio medesimo) gli Sprar di Mosso e di Valle Mosso. La stessa moglie del sindaco è ai vertici dello Sprar di Biella.
Proviamo allora a immaginare concretamente gli scenari futuri: se Carli (come tutto lascia pensare) farà parte dell’amministrazione del futuro Comune Unico, gli altri amministratori discuteranno con lui di Sprar facendo finta di non sapere cosa fa sua moglie? E’ una domanda che si impone. Oppure, si parlerà delle strategie sui centri estivi, sui giovani e sulle politiche sociali dimenticandosi che qualcuno torna a casa e cena con l’amministratore di un soggetto interessato a incarichi in questi settori? Immaginiamo, per dire, che gli amministratori ipotizzino un grande progetto di gestione che preveda inedite sinergie tra gli asili nido della zona: Carli non dirà nulla a sua moglie? O la più che probabile “fuga di notizie” non rappresenterà invece un vantaggio immenso alla sua cooperativa per prepararsi in anticipo su tutti a una gara di appalto?
Non sono cose da poco: stiamo parlando di milioni di euro! E per favore non ci si nasconda dietro il fatto che gli appalti gli fanno i funzionari: qui stiamo parlando di strategie di ampio respiro, non dell’incarico per tinteggiare una ringhiera. Per questo ci chiediamo se gli amministratori dei Comuni che parlano di fusione con Trivero si siano mai posti questo problema. E ci chiediamo in particolare cosa ne pensi Furia, segretario politico di riferimento di Carli.
Sia infine chiaro, per evitare strumentalizzazioni, che il problema non è la signora Carli e la sua attività. Il problema è il signor Carli, sindaco che attualmente amministra un Ente pubblico da cui sua moglie trae un legittimo beneficio economico. Non è una situazione illegale: è una situazione semplicemente impensabile, almeno per noi. E per lei, segretario Furia?

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