BI24_FLASH_Biella vista da Biella. Sandro Delmastro: “Ascoltate Trada. I nuovi imprenditori lanieri, non temono la parola crisi”

_Sandro Delmastro Delle Vedove
Ecco che finalmente la giovane imprenditoria biellese ha deciso di dire le cose come stanno: intervistato dalla stampa locale, il Sig. Antonio Trada si è, in buona sostanza, “confessato” con grande tranquillità dicendo quelle cose che “non si possono dire” nella nostra città, anche se tutti, ormai, le sappiamo e le conosciamo nel dettaglio.
In altre parole, Trada si è limitato a dire che a Biella vi è una gran brutta crisi, e che sarebbe anche forse facile da “curare”, laddove, però, vi fosse la sincerità di confessarla. Il problema è che, purtroppo, questo ‘coraggio’ non c’è, perché siamo ancora innamorati di una Biella ormai ‘defunta’ e rispetto alla quale, a differenza, ad esempio, della città di Ivrea, non ne abbiamo accettato gli aspetti critici e, inevitabilmente ‘dolorosi’!
Vale dunque la pena di leggere con attenzione il tratto sincero con il quale Antonio Trada ha affrontato l’argomento; a fronte della domanda rivoltagli per sapere in che modo vedeva la situazione biellese, la risposta, apparsa sulla stampa locale, è finalmente molto sincera: “Drammatico: devo tutto al territorio biellese ma purtroppo, a causa dei collegamenti non eccellenti (ferroviari e autostradali) e del fatto che non si riesca a portare nuove realtà ad investire sul nostro territorio, non tutto funziona come dovrebbe.
Biella, purtroppo, è una città dipendente dagli indotti del tessile: in questo periodo di crisi spesso non riusciamo a offrire opportunità concrete per un vero rilancio. Prendiamo ad esempio il settore immobiliare: le nostre abitazioni sono tra quelle che valgono meno in Italia come prezzo al metro quadro. Un dato assolutamente contrastante con quella che potrebbe essere la qualità di vita nel Biellese per una famiglia media rispetto a città di pianura”.
Antonio Trada è certamente ancora imprenditorialmente decisamente giovane, anche se non più giovanissimo come età; ma quel che conta è che, ormai, gli industriali e/o gli artigiani e/o i commercianti hanno perfettamente compreso che l’età “aurea” del Biellese è finita e che, se la popolazione della Città è diminuita di ben 10.000 (diecimila!) unità, vuol dire che la crisi è seria e grave.
Ma una ventata di ottimismo nasce quando ci rendiamo contro che la nuova imprenditoria affronta il tema senza ricorrere a “trucchi” ma, semplicemente, non più ignorando gli immobili ormai vuoti di Biella e del Biellese. Forse è maturo il tempo di rinnovare la filosofia complessiva del nostro modo di operare: ne vale certamente la pena, perché, da esso, dipende, in modo decisivo, il futuro della nostra terra e dunque delle nostre genti.

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