BI24FLASH_ACCADDE OGGI: il 30 giugno 1924, Giacomo Matteotti denuncia in Parlamento i brogli elettorali fascisti. Verrà ucciso pochi giorni dopo

Giacomo Matteotti 2

_Gilberto Caon
Dopo aver ottenuto l’incarico di formare un nuovo governo direttamente dal re
Vittorio Emanuele II di casa Savoia, a seguito della travolgente marcia su Roma, Benito Mussolini diede vita ad un esecutivo di coalizione – nel quale confluirono i liberali e i popolari – volto ad ottenere la fiducia del Parlamento il 31 ottobre 1922. Nei mesi successivi, il governo presieduto da Mussolini cercò in tutti i modi di rafforzare il potere acquisito attraverso l’epurazione di numerosi funzionari, considerati avversi al fascismo, l’adozione di misure economiche favorevoli ai grandi gruppi industriali e finanziari e l’introduzione di una nuova legge elettorale a premio di maggioranza, denominata legge Acerbo: tale provvedimento avrebbe garantito, alla lista capace di ottenere almeno il 25% dei suffragi, i 2/3 dei seggi alla Camera, circa 356, mentre i restanti 179 sarebbe stati suddivisi alle varie opposizioni in via proporzionale. Questo avrebbe permesso a Mussolini di governare appieno sulla penisola senza dover rispondere del proprio operato ai partiti alleati di governo, divenuti estremamente irrequieti ed esigenti. Furono mesi particolarmente combattuti ma, alla fine, il governo Mussolini riuscì a far approvare la legge Acerbo grazie alla frantumazione dei vari partiti-liberale e popolare- e al timore delle squadre d’azione di stampo fascista, pronte a colpire i vari gruppi parlamentari. Un clima politico che cominciava a divenire sempre più velenoso e insopportabile, specialmente in occasione delle ultime elezioni politiche libere che si tennero nel Regno d’Italia nell’aprile 1924, svolte in mezzo ai soprusi, l’intimidazione e la violenza. Attraverso questi mezzi di pressione, il partito fascista riuscì ad ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento; le briciole furono lasciate agli altri movimenti politici. Fu così che il 30 maggio 1924 Giacomo Matteotti, giovane deputato del partito socialista riformista, prese la parola alla Camera per denunciare i brogli, le illegalità, gli abusi e le violenze compiute dai fascisti durante le elezioni: comportamenti inaccettabili per una democrazia come l’Italia, che dovevano essere prontamente puniti. Atti gravi che inficiavano totalmente il risultato elettorale raggiunto dal fronte fascista. Furono parole dense di impegno civile e di rispetto della legalità, cadute inesorabilmente nel vuoto e capaci di provocare l’ira e l’inesorabile vendetta del fronte fascista: il 10 giugno 1924 il deputato Matteotti venne rapito in pieno giorno nel centro di Roma e brutalmente assassinato da uno squadrone della morte- che si scoprirà, dopo molti anni, formato da vari esponenti o sostenitori del regime fascista. Una vicenda rimasta, tutt’oggi, insoluta e piena di punti oscuri: sconosciuti , infatti, risultano ancora i veri mandanti dell’assassinio e le reali motivazioni che portarono all’assassinio del deputato. Un fatto, però, fu chiaro a tutti i presenti di quell’epoca: attraverso quel barbaro assassinio, il processo di costruzione della dittatura fascista subì una brusca accelerazione e, nel gennaio 1925 , Mussolini assunse, di fatto, tutte le responsabilità politiche di governo, dando inizio all’esperienza totalitaria.

Annunci

I commenti sono chiusi.